Morire oggi, ricordando Foscolo

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Dalla processione a Bergamo dei camion dell’esercito con le bare alle fosse comuni di New York, il bilancio globale del coronavirus sfiora i 100.000 morti in tutto il mondo.

Sono numeri assurdi, privi di senso, che lasciano senza parole. O forse con una domanda.

All’ombra de’ cipressi e dentro l’urne,
confortate di pianto è forse il sonno
della morte men duro?

Un interrogativo forte che Ugo Foscolo si pone nel famoso carme Dei sepolcri.  Chiedendosi se il sonno della morte possa essere meno doloroso qualora sia accompagnato dal pianto di chi è superstite, e posto al sicuro sotto l’ombra di un albero di cipresso, il poeta arriva alla conclusione che una degna sepoltura abbia una funzione fondamentale, poiché, pur trattandosi di un’illusione, non solo è confortante per chi è ancora in vita ma è grazie alle lapidi sepolcrali, sulle quali poter piangere, che la memoria dei morti può essere prolungata.
Mai come adesso, l’argomento morte è attuale. Le innumerevoli morti, causa Covid-19, hanno coinvolto non soltanto gente comune, ma gli stessi dottori, infermieri e volontari, i quali, facendo del loro meglio, mettono a repentaglio la propria vita. Il virus, dunque, quella piccolissima particella invisibile, non ha voluto risparmiare nemmeno gli eroi del momento.
L’aspetto più triste, però, è l’impossibilità di essere sepolti per questi eroi quali effettivamente sono, eroi diversi da quelli ricordati da Foscolo, come Ettore, ad esempio, tutti volti verso un unico destino, e cioè risollevare le sorti della patria. Di sicuro, questo evento del coronavirus sarà ricordato nella storia, nei libri di testo di scuola, da ciascuno di noi per tutta la vita, mentre la memoria dei defunti, se custodita nel nostro cuore, fungerà da ispirazione per una rinascita e un possibile riscatto futuro. Come con la poesia per Foscolo, così con le cronache della stampa, si mantengono vivi tutti quei valori che hanno ispirato i nuovi eroi di questo tempo. Così facendo, si renderà, inoltre, giustizia ai morti che non hanno potuto avere una degna sepoltura.
La morte, concepita generalmente in altri tempi come beffarda, priva di pathos e burocratizzata, perché divenuta oggetto di spettacolo, solo ora si fa parte integrante del paesaggio quotidiano, perché l’uomo è costretto a conviverci e a rassegnarsi, pur continuando ad averne paura, non soltanto perché, solo adesso, se ne rende veramente conto, ma perché teme che possa colpire i suoi cari, e di conseguenza soffrire per loro, e sperare che una preghiera attenui i propri dolori. Purtroppo, però, in questa dolorosa circostanza, la morte viene laicizzata poiché, per evitare assembramenti, è vietato il culto religioso, e quell'unica speranza, il conforto spirituale, viene spezzata. Si fa, allora, ricorso alla tecnologia, e tramite trasmissioni telematiche, si partecipa virtualmente alle sepolture dei cari, sepolture diverse, senza fronzoli, ridotte a quello che di fatto è la morte, una fredda morte. Trasportati come merce, affinché il virus non proliferi, i corpi vengono cremati oppure nudi vengono avvolti in lenzuola con disinfettante, e riposti in celle frigorifere in attesa che si creino nuovi posti per le sepolture.
Morire, per quanto possa far paura, appartiene all'uomo, perché tutti sono destinati a quella fine, ma quello che davvero inquieta l’animo è come questa sopraggiungerà, e se il ricordo della propria vita, si conserverà nella memoria dei vivi.

L'autore
: Elisabetta Miracapillo
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