Dante, il Convivio e l'istruzione di qualità: una lezione di educazione civica

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Dante e un’istruzione di qualità, il Convivio e l’Agenda 2030, accostamenti che potrebbero sembrare un po’ eccessivi e farebbero storcere il naso a più di un critico… o forse no.

E se fosse stato Dante a ispirare l’Obiettivo 4 – Istruzione di qualità di Agenda 2030? Un po’ fantasiosa come ipotesi, ma io non la escluderei tanto facilmente. Il perché è presto detto.
L’obiettivo 4 di Agenda 2030 si propone di “Fornire un’educazione di qualità, equa ed inclusiva, e opportunità di apprendimento per tutti”. Per chi non ha la benché minima idea di cosa sia Agenda 2030, non pensi sicuramente all’agenda del proprio smartphone o a quella del registro elettronico dei propri docenti, ne’ tantomeno al diario su cui scrivere i compiti quando andrà ancora a scuola nel 2030 (visto che di questo passo i politici ci faranno recuperare a vita il tempo perso in questa pandemia) … È  il Programma d’azione per le persone, il pianeta e la prosperità sottoscritto nel settembre 2015 dai 193 Paesi membri dell’ONU, che si sono posti 17 Obiettivi per lo Sviluppo Sostenibile secondo tre dimensioni - economica, sociale ed ecologica – perché puntano a eliminare la povertà, le disuguaglianze e a costruire società pacifiche rispettose dei diritti umani.
L’Istruzione di qualità è stata individuata come quarto obiettivo, tra i primi, quindi, nella convinzione che l’istruzione sia la base per migliorare la vita delle persone e raggiungere lo sviluppo sostenibile.
Torniamo a Dante, però, che in tempi non sospetti si era posto lo stesso scopo con un’opera insolita per i suoi contemporanei, già dal titolo, il Convivio. Erano quelli i tempi delle Universitates, nuove istituzioni scolastiche, nate in ambito cittadino, tra XI e XII secolo. Inizialmente si formarono come organizzazioni spontanee di insegnanti e studenti, per poi regolamentarsi, dotandosi di statuti e strutture amministrative. Queste associazioni, pur senza mettere in discussione l’autorità della Chiesa né la centralità della religione nel sistema dei saperi e delle credenze religiose, promossero il dibattito filosofico e teologico, puntando alla dimensione “orizzontale” dell’uomo e calando il cristianesimo medievale negli spazi della realtà terrena e urbana. Le università miravano anche a formare l’elite dirigente di giuristi, notai, avvocati, letterati, medici, che erano impegnati in ruoli fondamentali dell’amministrazione delle città.
Molti scrittori in volgare uscirono, però, dalle fila del coro, dedicandosi a opere di tipo divulgativo e didattico, rivolte a un pubblico non letterato, che chiedeva una formazione intellettuale, ma pratica, sicuramente diversa da quella istituzionalizzata della cultura in latino. 

O peggio che morti che l'amistà di costei fuggite, aprite li occhi vostri e mirate: che, innanzi che voi foste, ella fu amatrice di voi, acconciando e ordinando lo vostro processo; e, poi che fatti foste, per voi dirizzare, in vostra similitudine venne a voi. E se tutti al suo conspetto venire non potete, onorate lei ne' suoi amici e seguite li comandamenti loro, sì come [quelli] che nunziano la volontà di questa etternale imperadrice - non chiudete li orecchi a Salomone che ciò vi dice, dicendo che la 'via de' giusti è quasi luce splendiente, che procede e cresce infino al die de la beatitudine' -; andando loro dietro, mirando le loro operazioni, che essere debbono a voi luce nel cammino di questa brevissima vita.” (Convivio IV, 17-18)

 A tutti coloro che non possono venire al cospetto della filosofia pensò Dante quando, uscendo anche lui dal coro dei dotti universitari, decise di scrivere il Convivio, un progetto ambizioso e di grande coraggio: affrontare questioni filosofiche e morali in un’opera in volgare. La scelta fu rivoluzionaria perché, volendo puntare a una maggiore fruibilità della sua opera, non scelse il latino, ma appunto il volgare, convinto della sua maturità e delle sue capacità espressive per esprimere contenuti di forte spessore. L’obiettivo del Sommo Poeta non era semplicemente di difendere e promuovere la lingua del sì, difesa che affiderà alle pagine del De vulgari eloquentia, ma offrire a tutti “Principi, baroni, cavalieri, e molt’altra nobile gente, non solamente maschi ma femmine, che sono molti e molte in questa lingua, volgari, e non litterati” il nutrimento intellettuale, che inducesse “a scienza e a virtù”,  offrire, quindi, un’istruzione di qualità a un più ampio numero di persone, quelle persone che non avevano gli strumenti didattici opportuni per approcciarsi ad opere in latino e perciò erano esclusi necessariamente dalla conoscenza e dal raggiungimento della felicità, secondo l'idea aristotelica di scienza.
Dante era consapevole che esiste una disuguaglianza di accesso alla conoscenza che crea esclusione sociale, quando invece la conoscenza è un bene che ha effetti sociali di inclusione, di crescita e di realizzazione personale: l’istruzione deve essere quindi un diritto universale da garantire a tutti, convinzione che fa di Dante un precursore dell’art. 34 della nostra Costituzione.
Proponendosi come divulgatore e mediatore culturale il poeta fiorentino cerca di rimuovere quegli ostacoli che impediscono ai più di acculturarsi e concepisce un cofanetto organico di nozioni dottrinali di metafisica, teologia, politica, fisica: imbandisce un metaforico convivio, un banchetto della conoscenza di cui lui potrà raccogliere le briciole per distribuirle a quanti non hanno la possibilità di sedersi a quella tavolata affinché costoro accedano alla felicità. 
Progettato in 15 libri, di cui il primo è il proemio e gli altri 14 commenti ad altrettante liriche, l’opera rimase incompiuta, probabilmente perché il progetto della Divina Commedia cominciava a prendere forma.
Non dimentichiamo che Dante aveva avuto l’esempio di un grande maestro, quel Brunetto Latini che con il Tresor e il Tesoretto aveva avviato i giovani intellettuali fiorentini della nuova generazione, da Cavalcanti a tutti gli stilnovisti, alla grande cultura europea del tempo. Dante lo incontrerà nel XV canto dell’Inferno, manifestando grande reverenza per il suo maestro di vita morale e di cultura, anzi di cultura come impegno sociale e comunitario. 

E io, quando il suo braccio a me distese,
ficcai li occhi per lo cotto aspetto, 
sì che ‘l viso abbrusciato non difese
la conoscenza sua al mio ‘ntelletto;
e chinando la mano a la sua faccia,
rispuosi: «Siete voi qui, ser Brunetto?» (Inferno, XV vv. 25-30) 

Sicuramente fu il modello di Brunetto Latini a orientare Dante verso un’opera diversa, una summa del sapere, punto di arrivo della sua formazione culturale e filosofica, che aveva l’asse portante nel pensiero aristotelico-tolemaico. E Dante la realizzò non soltanto ricorrendo al volgare, ma anche alla poesia, sulla scorta del De rerum natura di Lucrezio, perché tutti assaporassero quel sapere spesso ostico. Il risultato fu un’opera di divulgazione della scienza e che puntava alla democratizzazione del sapere.

Divulgazione e democratizzazione… e si ritorna all’Agenda 2030! Una lezione di educazione civica dal Sommo Poeta...

 

 

 

L'autore
: prof.ssa Angela Di Franco
Docente di Lettere
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