"Doxa" ed "Episteme"... Frammenti di verità

(Tempo di lettura: 3 - 5 minuti)

E la risposta non si è fatta attendere...

Doxa ed Episteme, l'opinione comune e la conoscenza certa, il dato soggettivo e il dato oggettivo.
Se il Premier Conte "docet", il prof. Fasciano coglie la provocazione e ci regala la sua interpretazione dell'ossimoro filosofico, rispondendo al contributo del prof. Pastore, suo antico discepolo.

La Redazione

Frammenti di verità

Caro Sabino, eccoci nuovamente a dialogare tra noi sul nostro giornale scolastico, prendendo spunto dalla distinzione platonica, fatta dal Presidente del Consiglio, Conte, nel suo discorso l’altro giorno alla Camera dei Deputati, tra doxa ed epistème, cioè opinione e conoscenza scientifica (o vera, oggettiva). Nella tua riflessione poni la questione centrale e cruciale: “per noi abitanti di questa realtà è possibile raggiungere la conoscenza vera?”. Un tema classico nella storia del pensiero e della cultura, che perennemente tormenta la coscienza degli uomini  e delle donne più sensibili che scelgono di vivere consapevolmente piuttosto che farsi trascinare dalla corrente della vita.

Quid est veritas?” (Che cos’è la verità?): è la domanda che si pose lo scettico Pilato all’affermazione di Gesù di essere venuto nel mondo per rendere testimonianza alla verità (Gv 18,37-38). Pensa che la frase che accompagna l’immagine di profilo su whatsapp di un mio conoscente recita (riecheggiando un’altra affermazione di Gesù): “La verità ci renderebbe liberi…a saperla riconoscere!!!” I tre punti esclamativi stanno a dire la difficoltà ad ammettere l’esistenza di una qualsiasi verità. E la conclusione della tua riflessione è proprio in questa linea, se non ho compreso male. Tu dici, infatti: “Tutto è in divenire, nulla è certo”.

Ma siamo proprio sicuri che non vi sia nulla di certo? Vedi, però, questo paradosso: la tua affermazione, che ben sintetizza quel relativismo che sembra essere la cifra interpretativa di tanta cultura contemporanea, può essere letta come un’affermazione di…verità certa! Nel momento in cui si nega l’esistenza della verità, in realtà si fa un’affermazione di segno opposto. Se dico che tutto è relativo, sto affermando una…verità assoluta! Non ti pare? Certo, tu hai ragione a tirare in ballo Karl Popper a proposito delle mutevoli e falsificabili teorie della scienza (ma  non lo metterei in continuità con Platone che, invece, ammette l’esistenza della verità a cui accedono solo i filosofi ai quali soltanto spetta, in virtù di questa loro capacità dialettica di raggiungere la verità, il governo della polis).

Io, a questo punto, distinguerei due campi: quello dei fenomeni naturali e quello dei valori etici. Nel primo campo funziona la teoria falsificazionista di Popper: una teoria è “vera” quando può essere …falsificata! Non fosse stato così nella scienza, noi oggi staremmo ancora fermi alla concezione geocentrico-tolemaica che meglio si addice all’apparenza dei sensi, cioè alla… doxa! Ma, caro Sabino, ora mi chiedo: che la Terra giri intorno al sole è una certezza assoluta, cioè, una verità indiscutibile, o dovremmo ancora nutrire dubbi? Ancora: che la Terra non sia piatta, come anticamente si pensava, è una verità (epistème), o dobbiamo ritenere un’opinione (doxa), perché un giorno  potrebbe rivelarsi una cosa diversa? Non ho dubbi sulla risposta. Sì, la scienza procede per “congetture e confutazioni” (per dirla ancora con Popper), ma essa traccia un cammino progressivo verso la verità anche se mai definitivamente raggiunta (e mi pare che anche questo dicesse Popper). Veniamo al fatto che ha dato la stura la nostro dibattito. Conte, in fondo, da questo convincimento “popperiano” (anche se ha citato Platone!) era mosso ( così penso di interpretare il suo pensiero): nell’emergenza sanitaria dei nostri difficili giorni, meglio fidarsi della “opinione” degli scienziati (ovviamente, quelli da lui consultati del  comitato tecnico-scientifico), per quanto non certa al 100%, piuttosto che della, questa sì, opinione (senza virgolette) della gente comune (o dei politici, magari mossi da altre motivazioni legate al consenso), a costo di apparire impopolari.

 Mi fermo qui per ciò che concerne il campo dei fenomeni naturali, poiché il discorso potrebbe continuare a lungo. Una battuta veloce in riferimento al campo dei valori etici. In questo ambito massima libertà di opinione: “politeismo dei valori”, diceva Max Weber. E così si ragiona in gran parte della cultura cosiddetta post-moderna che è poi la nostra.  Ma io non sono d’accordo. Ci sono valori a cui la coscienza umana attribuisce un rilievo assoluto attraverso una consapevolezza maturata progressivamente nel tempo: come mettere in dubbio il “fatto” dell’amore dei genitori verso i propri figli, che diventa un dovere di cure, attenzioni, premure? E’ questo un valore assoluto, sì o no? Non stiamo, poi, qui, a considerare l’eccezione costituita da genitori “malati” che non sanno vivere tale valore, poiché sarebbero genitori da curare! Un altro esempio e chiudo: è un valore assoluto il fatto che uno debba svolgere il proprio lavoro con onestà, senza rubare, adempiendo a tutti gli obblighi richiesti per il benessere della società? O non è così? E potremmo continuare…

Caro Sabino, riprendendo la tua domanda da cui sono partito, io risponderei affermativamente: per noi abitanti di questa realtà è possibile raggiungere la conoscenza vera (senza punto interrogativo). Certo, non si tratta della verità totale e definitiva, ma di un cammino di progressiva presa di coscienza, diciamo di frammenti di verità che illuminano la nostra vita per renderla più buona, saggia e degna di essere vissuta.

                                                                                                                                             

                                                                      

L'autore
: prof. Leo Fasciano
Docente di Filosofia e Storia
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