Censura e libertà di stampa: Fedez e l’ambigua situazione italiana

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Durante il Concerto del Primo maggio, in occasione della Festa dei lavoratori, è stata resa pubblica una realtà di cui molti sono a conoscenza, ma che nessuno ha mai avuto il coraggio di esplicitare: a farla emergere il noto cantante Federico Lucia, in arte Fedez.

Una ripartenza tanto attesa per il mondo dello spettacolo quella del Concertone e Fedez, dopo aver scritto il suo discorso per poter inaugurare questo momento, ha dovuto inviarlo ai vertici Rai poiché doveva essere sottoposto ad una approvazione "politica".
In questo monologo ha scelto di affrontare problematiche molto importanti come l’invito al nostro Presidente del Consiglio, Mario Draghi, a tutelare i lavoratori dello spettacolo; ha anche sottolineato l’importanza dell’approvazione del ddl Zan, citando frasi omofobe pronunciate da alcuni leghisti e infine ha polemizzato contro il vicepresidente Jacopo Coghe di Pro Vita e Famiglia, associazione che cerca di difendere il diritto alla vita; Coghe, antiabortista e cattolico - ha detto Fedez - non si è accorto dell’investimento da parte del Vaticano a favore di una casa farmaceutica che produce la pillola del giorno dopo.
Per poter parlare di tutto questo, però, come ha affermato in apertura del suo discorso, ha "dovuto lottare un pochino”: quest’approvazione politica non è avvenuta immediatamente da parte della direzione di Rai3, la quale ha chiesto al cantante di omettere i partiti e i nomi e di “adeguarsi al sistema”. Il cantante come risposta ha pubblicato la telefonata con un collaboratore della vicedirettrice di Rai3, facendo intendere che si volesse attuare una censura da parte della Tv di stato, anche se la vicedirettrice Ilaria Capitani, intervenendo nella telefonata, afferma che la Rai non ha censura, bensì riteneva inopportuno il contesto per i contenuti di quel discorso.
La censura televisiva in Italia è sempre stata presente, ad esempio nel 2006 ci fu la cancellazione di una puntata del programma “Le Iene”, che avrebbe dovuto mandare in onda un test antidroga all'interno del Parlamento Italiano; ci sono state numerose censure per quanto riguarda scene che ritraggono baci omossessuali, come è successo per la celebre serie tv “Gossip Girl” (Mediaset) nel 2011, “Le regole del delitto Perfetto” (Rai1) nel 2016 o per il concerto del Primo maggio (Rai3) del 2015, durante il quale fu impedita la realizzazione di una performance con sei coppie, gay ed eterosessuali, e tutto questo venne reso noto grazie alla denuncia di Flavio Romani, presidente dell’associazione Arcigay.
Ci sono state tante altre censure anche in merito alla dimensione sessuale, con il taglio o la modifica di alcuni episodi, in celebri anime, ovvero opere di animazione Giapponese, perché sono presenti corpi nudi o seminudi femminili ed effusioni tra personaggi, al contrario per quanto riguarda le scene di nudo maschile vengono lasciate, anche perché sono già limitate nella versione originale. Negli anime vengono censurate anche scene violente ad esempio in “One Piece” è stato cambiato il colore del sangue rendendolo più scuro o in alcune scene di “Naruto” è stato applicato l’effetto negativo per variare le colorazioni. In Giappone, proprio per questi motivi appena elencati, dividono questi “cartoni animati” in diverse fasce d’età, in base alle quali esiste un adeguato orario di pubblicazione. 
Come è già stato detto, le censure sono molteplici, a volte per motivi politici, discriminazioni di minoranze oppure per limitare immagini eccessive in cartoni animati; sono stati forniti solo pochissimi esempi, ma come si è arrivati a tal punto?

Per quanto riguarda la libertà di stampa l’Italia, fino al 2004, è sempre stata considerata “libera”, ma secondo Freedom House, organizzazione no profit americana che monitorizza la libertà di stampa in 195 paesi dal 1980, già nel rapporto 2009 l’Italia era l’unico paese europeo, insieme alla Turchia, a retrocedere dalla categoria dei “paesi liberi” a quella dei paesi dove la libertà era “parziale”, infatti il nostro paese nella classifica generale si trovava al 71º posto con Benin e Israele. Secondo questa organizzazione, le cause della retrocessione erano individuabili in parte nella presenza al governo di Silvio Berlusconi: affinché venissero coperti scandali riguardanti il premier, ma anche per l'aumento di azioni legali contro i giornalisti e per le minacce, fisiche e non, rivolte a questa categoria da parte del crimine organizzato veniva spesso attuato un certo controllo delle notizie. Questa situazione, in Italia, persisteva ancora nel 2014 come si evince dal rapporto 2015, per poi essere nuovamente considerata “libera” già dall’anno successivo.

Rapporto 2015 di Freedom of the Press sullo stato della libertà di stampa nel mondo nel 2014.

Legenda immagine: Verde: libero; Bianco: parzialmente libero; Rosa: non libero

Attualmente, secondo la classifica 2020 redatta da Reporter Without Borders, altra organizzazione che monitora la libertà di stampa nel mondo, l’Italia si trova al 41º posto, dietro a tutti i principali stati europei e paesi in via di sviluppo; la situazione sembra essere migliorata rispetto agli anni precedenti ma, come abbiamo notato, queste azioni di censura continuano ad esserci e il caso Fedez ne è la prova.

L'autore
: Eleonora Zagaria
Studentessa del quarto anno
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