Una psicologa per la nostra scuola. Intervista alla dott.ssa Nunzia Porzio

(Tempo di lettura: 4 - 7 minuti)

Un sostegno psicologico per tutta la nostra comunità scolastica per poter affrontare situazioni di disagio, stress lavorativo e/o malessere psico-fisico, ma anche un supporto nei percorsi di insegnamento-apprendimento e in tutto il processo educativo.

Con Avviso pubblicato sul sito del nostro Liceo, veniamo a conoscenza della nomina, da parte della Dirigente scolastica, dell’esperto psicologo a supporto della scuola, nella persona della dott.ssa Nunzia Porzio. Mentre porgiamo gli auguri di buon lavoro alla dott.ssa Porzio, esprimiamo tutto il nostro apprezzamento per la scelta fatta dalla nostra scuola di dotarsi della figura di esperto psicologo, specie in un momento così difficile come quello che, da mesi, stiamo vivendo con l’incubo covid. Siamo certi che una figura del genere sia di grande utilità nell’assicurare una maggiore serenità a tutti i protagonisti della vita scolastica, studenti prima di tutto con i loro genitori, ma anche il personale docente e non. Abbiamo posto qualche domanda alla psicologa per conoscerla meglio e farci anticipare qualche idea sul progetto che intende realizzare.

Dott.ssa Porzio, complimenti per la nomina come esperto psicologo a servizio della scuola. Ci dica qualcosa di lei per conoscerla meglio.
Prima di tutto grazie per questa opportunità offertami da questo magazine della scuola per poter meglio chiarire le finalità e l’utilità di questo progetto che è stato appena avviato. Cerco di presentarmi nel modo più semplice possibile: sono una Psicologa, Psicoterapeuta Sistemico Relazionale, docente di Psicologia presso una scuola secondaria di secondo grado di Andria da dieci anni, nei precedenti quindici anni sono stata di ruolo nella scuola primaria, ma distaccata dall’insegnamento per svolgere la funzione di Operatore Psicopedagogico. Ho vissuto gran parte della mia vita nella scuola e con la quotidiana meraviglia di essere a contatto con le nuove generazioni e, nello stesso tempo, non ho mai smesso di essere una Psicologa. La psicologia per me è una passione che mi ha accompagnata fin da quando ero fra i banchi di scuola e non mi ha più abbandonata. Vivo le problematiche giovanili dal punto di vista del docente, dello psicologo e della mamma. Freud diceva che i mestieri più difficili sono quelli dell’insegnante, dello psicologo e del genitore. Io non mi sono fatta mancare niente.

Secondo lei, il Covid che ci sta perseguitando ormai da mesi che genere di conseguenze, sul piano psicologico, ha determinato relativamente al mondo della scuola e ai suoi protagonisti (studenti, genitori, personale tutto)?
 
L’attuale situazione venutasi a creare a seguito dell’emergenza sanitaria COVID-19, ha creato in noi psicologi una grande preoccupazione, tanto da far parlare di una vera e propria emergenza psicologica che sta maturando e si presenterà sempre più forte nella popolazione. L’OMS ha scritto un documento, rivolto ai governanti dei vari Paesi, in cui si parla di pandemic fatigue, ovvero di stanchezza da pandemia di cui  soffrirebbe circa il 60% degli europei. La stanchezza da pandemia è una risposta attesa e naturale a una prolungata crisi della salute pubblica, anche perché la gravità e l’entità della pandemia COVID-19 ha chiesto l’attuazione di misure invasive con impatti senza precedenti sulla vita quotidiana di tutti, compresi quelli che non sono stati direttamente interessati dal virus stesso. All’interno della popolazione vanno tenute prima di tutto presenti le fasce più deboli, che più di altre patiranno di tutta questa condizione che si è andata creando e che non è certo ancora conclusa.

A quali fasce deboli sta pensando?
Fra le fasce deboli sono sicuramente da annoverare gli adolescenti e preadolescenti che silenziosamente e inaspettatamente hanno risposto con serietà alla richiesta di distanziamento sociale. Accompagnati egregiamente dalla scuola con la DAD, a vivere questo momento così critico nel migliore dei modi possibili, si sono ritrovati improvvisamente soli nelle loro stanze, in compagnia dello schermo di un device che diventa la loro unica finestra sul mondo. Nel periodo del primo lockdown, ritengo siano stati i più forti, quelli che talvolta hanno riportato anche gli adulti sulla retta via. Sono stati fermi sulle loro gambe, come solo a quell’età è possibile, a testa alta contro una sfida difficile da comprendere e con tanti dubbi dentro che hanno cercato di chiarirsi fra di loro, ascoltando notizie, tante volte fallaci e rielaborando il lutto del distacco da amici e affetti giovanili in tutta solitudine. In qualsiasi altro momento della vita il gruppo non avrà mai la stessa importanza che riveste nel periodo adolescenziale e giovanile, ma loro, i nostri giovani studenti, hanno stretto i denti e resistito.

Tra prima e seconda ondata c’è qualche differenza?
Nella nuova emergenza, la cosiddetta seconda ondata, si vanno delineando problematiche psicologiche molto differenti da quelle della prima ondata, a causa del diverso approccio a questa situazione che tutti noi stiamo avendo. Le reazioni si collocano su un continuum che va dal negare il problema alla manifestazione di veri e propri stati d’ansia da Pandemic Fatigue. Se lo stress, all’inizio di una situazione allarmante, può indurre a reagire con reattività, quando viene prolungato – soprattutto se non s’intravvedono soluzioni vicine – genera demotivazione e resa emotiva. Se gli sguardi di alunni e studenti, con la scuola chiusa, sono illuminati soprattutto dalla luce blu dei computer piuttosto che dall’interesse, vivo e concreto, della didattica in diretta, anche gli operatori scolastici, in primis i docenti risentono non poco di questo stress da pandemia, peggiorato dall’incertezza con cui si vivono le decisioni che di giorno in giorno vengono prese a livello nazionale, regionale e locale.

Nell’Avviso pubblico per la sua nomina sono ben delineati i compiti che lei è chiamata a svolgere. Ci può anticipare tipologia e modalità di intervento che si propone di attuare?
Nell’ottobre appena trascorso è stato firmato un Protocollo d’intesa fra il tra il Ministero dell’Istruzione e il Consiglio Nazionale Ordine degli Psicologi. Il Protocollo ha l’obiettivo di fornire supporto psicologico a studenti e docenti per rispondere a traumi e disagi derivanti dall’emergenza COVID-19 e per fornire supporto nei casi di stress lavorativo, difficoltà relazionali, traumi psicologici e per prevenire l’insorgere di forme di disagio e/o malessere psico-fisico. Questa la finalità generale dell’intervento, l’obiettivo nello specifico sarà quello di offrire consulenze su tematiche di varia natura legate principalmente al benessere personale e scolastico, all’orientamento e al perseguimento degli obiettivi evolutivi degli studenti. Il servizio è aperto anche ai genitori e ai docenti e al personale della scuola, qualora sentano il bisogno di uno spazio di confronto rispetto a tematiche inerenti al proprio ruolo educativo. Non è ovviamente da intendersi come percorso di tipo psicoterapeutico.

E che tipo di interventi pensa di svolgere?
Gli interventi potranno svolgersi sia sotto forma di sportello d’ascolto per colloqui individuali, sia sotto forma di attività rivolte a tutta la classe per monitorare e affrontare situazioni problematiche sul piano didattico e relazionale e per individuare nella popolazione scolastica situazioni a rischio e condizioni di disagio. E’ mia intenzione inoltre, in accordo con la Dirigente Scolastica che ha fortemente voluto questa progettualità, lavorare in modo particolare sul mondo emozionale soprattutto degli alunni del biennio, per poterli condurre verso una consapevolezza emotiva che molte volte è alla base di tante problematiche giovanili. 

Dalle diverse componenti della scuola che tipo di collaborazione richiede per garantire maggiore efficacia al suo servizio?
La mia più che ventennale esperienza da psicologa nel complesso universo della scuola che ben conosco dal suo interno, mi ha portata a comprendere che ogni intervento per poter essere di successo, deve essere condiviso con tutte le componenti interessate. Molte volte i progetti di questo tipo falliscono perché, purtroppo devo dirlo, alcuni esperti entrano a gamba tesa in un contesto di cui non conoscono la complessità quotidiana sia sul piano delle relazioni che delle problematiche più di tipo pedagogico-didattico. Mi aspetto di essere accolta da tutti, alunni, genitori, docenti, personale della scuola, come una risorsa, non come un intralcio al normale svolgimento delle attività. Mi aspetto che i docenti per primi, anch’essi provati dalla difficoltà della Didattica Digitale Integrata, trasmettano ai loro alunni la fiducia nei confronti non di me come psicologa, ma della psicologia come modalità per conoscere se stessi e i propri problemi, in modo da poterli prevenire e non solo curarli. Mi aspetto che chiunque pensi possa avere un aiuto da un colloquio con uno psicologo, si rivolga a me con semplicità. 

 

 

L'autore
: Redazione
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