Rientrare o non rientrare a scuola? Questo è il problema!

(Tempo di lettura: 2 - 3 minuti)

Il 5 marzo 2020 centinaia di migliaia di studenti si sono trovati di fronte ad una situazione senza precedenti. 

Dall’oggi al domani qualsiasi valore e tradizione assicurato dall’ambiente scolastico è venuto meno per far fronte ad un virus maligno e demoniaco per certi versi. 
In un primo momento il quadro non era molto definito. Infatti, le difficoltà da dover affrontare, da parte di studenti e docenti, sono state cospicue per due sostanziali motivi: saper adattarsi ad un nuovo modo di operare; lavorare  nel minor tempo possibile, cercando di non acutizzare le diverse anomalie emerse. 
“Regalata e falsata”: questi sono stati alcuni dei molti appellativi che sono stati attribuiti alla promozione liceale assicurata a tutti nello scorso anno scolastico.
Forse, e dico forse, sarà anche vero; ma le dinamiche da prendere in considerazione per poter fare un’analisi completa dell’accaduto non sono soltanto dovute al fatto: “gli studenti sono a casa di fronte ad un computer, agevolati, e sicuramente riusciranno a copiare in qualche modo!“ Perché, oltre a ritrovarci innanzi ad un momento storico nuovo che ci ha costretti a rivisitare drasticamente Il modo di fare e vivere la scuola, abbiamo dovuto fare lo stesso con le nostre intere vite!
Il 28 settembre 2020 uno spiraglio di luce, si ritorna in presenza; ma, nonostante ciò, le aspettative sono davvero basse: professori e ragazzi terrorizzati dal virus, niente termometri, ingressi scaglionati e tensione palpabile tra i corridoi che si possono occupare ormai solo per recarsi al bagno, una sola volta al giorno, tra l’altro. Dopo neanche due settimane, tre intere classi in quarantena e professori contagiati, si ritorna a casa! Questa volta, però, è diverso: la DAD non è più una novità, siamo tutti più pronti.
Sfortunatamente, però, i danni causati sono più radicali di quanto si pensi: ognuno bada esclusivamente al proprio interesse e al proprio stato psicofisico, quasi al collasso, senza provare empatia per chi gli è accanto.
Così, più scorre inesorabile la linea del tempo, più aumenta la frustrazione nel cuore di noi studenti. C’è chi preme e manifesta per un rientro imminente, convinto che sia l’unico modo per mettere un punto fermo a questo “capoverso” molto irrequieto. Ma bisogna guardare la realtà dritta negli occhi, cogliere le difficoltà e saper discernere quale sia la scelta più giusta. 
La linea dei contagi è tutt’altro che rassicurante e un rientro immediato nelle scuole non sarebbe più tranquillo rispetto a quello dello scorso settembre e continuerebbe ad alimentare questo circolo vizioso interminabile.
Temporeggiare, invece, come abbiamo fatto sino ad oggi, e attendere un miglioramento della curva epidemiologica ci permetterebbe un rientro più sicuro e duraturo.

 

L'autore
: Sebastiano Chieppa
Studente del quinto anno
Rappresentante d'Istituto

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