ESSERE

(Tempo di lettura: 1 - 2 minuti)

Tutti ti valutano per quello che appari. Pochi comprendono quel che tu sei.”
Niccolò Machiavelli

La storia ci ha insegnato che con il passare del tempo la società è cambiata ripetutamente e di conseguenza tutti noi esseri umani ci siamo dovuti abituare ad usi e costumi sempre differenti. Ovviamente questi cambiano in base alla cultura, alle varie correnti di pensiero e a tante altre dinamiche. 
Un vero e proprio tsunami è stata l'introduzione dei social network. Nati per migliorare e facilitare la socializzazione e l'interazione fra le persone, costituendo in questo senso un grande passo in avanti per la società, in realtà si sono rivelati per certi versi un grande passo indietro per ogni singolo individuo. Questo perché l'utilizzo dei social tende ad essere portato all'esasperazione con il risultato di stravolgere completamente, in maniera deleteria, il fine ultimo per il quale essi sono stati creati.
Infatti, questi social pian piano stanno consumando e appiattendo le singole personalità di quanti ne fanno un uso superficiale costruendosi identità virtuali che non corrispondono alla realtà. La tendenza, ormai, è quella di "sembrare di essere" e non semplicemente di "essere" perché si dà importanza  a ciò che la gente pensa di quello che facciamo, leggiamo, scriviamo, ascoltiamo e pensiamo è sconvolgente. Il tormento di far trasparire che abbiamo un sogno è diventato più assillante (nel nostro inconscio) e importante del sogno stesso e del suo raggiungimento. Perdiamo più tempo a creare "il personaggio" che speriamo venga accettato dalla società, piuttosto che concentrarci nel diventare realmente quella persona, attraverso le esperienze e la libertà di essere chi davvero siamo. "Nessuno è nessuno" per potersi permettere di imporre agli altri ciò che va di moda pensare e quindi si può dire e fare. Sulla base di questo ognuno dovrebbe lavorare più con se stesso e cercare di migliorarsi fattivamente e non attraverso l'utilizzo futile di un maledetto social.
E allora esprimiamo ciò che realmente siamo, amiamoci, non preoccupiamoci se il nostro pensiero è "diverso" da quello comune e soprattutto non abbiamo paura di essere giudicati, perché, se crediamo realmente in ciò che siamo e facciamo, saremo sempre dalla parte della ragione.

Sebastiano Chieppa

COVID-19

(Tempo di lettura: 2 - 3 minuti)

"COVID-19, sindrome respiratoria acuta grave coronavirus 2. La sigla è la sintesi dei termini CO-rona VI-rus D-isease e dell'anno d'identificazione, 2019".
(Ministero della Salute)

Mi rivolgo a te, proprio a te,
non so davvero come definirti, perché da oltre un mese mi stai togliendo la libertà, non mi stai facendo più uscire, non mi stai permettendo di incontrare i miei amici e i miei cari, stai ostacolando la mia crescita culturale, impedendomi di andare a scuola. Già, io frequento il biennio di questo liceo e sento che stai smuovendo la mia anima.
Ti sei attaccato con prepotenza soprattutto alle persone più deboli, agli anziani, a coloro che hanno patologie e hai portato al collasso gli ospedali di tutto il mondo. Purtroppo non tutti hanno resistito alla tua potenza e sono morti; mi hai fatto vedere bare trasportate dalle forze militare (Italia), bare messe in fosse comuni (America) o addirittura bare poste per strada (paesi più poveri). Ti chiedo perché stai facendo tutto questo? Perché non torni a nasconderti? 
Covid, questa battaglia non la vincerai, perché noi siamo più forti di te e devi sapere che contro di te ci sono degli angeli che prendono il nome di dottori che con quel camice, con quei guanti e con tutte le altre protezioni necessarie stanno combattendo contro di te, giorno e notte, rischiando la vita, rischiando di perdere una famiglia. E oltre ai dottori ci sono le forze dell’ordine e i volontari. 
Sicuramente non voglio incontrarti, però, un merito devo riconoscertelo: obbligandomi a stare a casa, mi hai fatto scoprire il piacere della lettura, il bello della vita in famiglia, il valore della scrittura; mi hai fatto apprezzare l'importanza di un amico, di un luogo frequentato quotidianamente come la scuola, tanto odiata da noi studenti, ma di cui ora sentiamo la mancanza. Mi hai fatto scoprire la bellezza di una serie tv, di un tramonto scoperto in silenzio o di un’alba vista con tranquillità, insomma hai smosso la mia vita quotidiana, le mie abitudini.
Ora te lo chiedo veramente: basta, vai via, basta così, sei stato capace di aprire una ferita in ognuno di noi, ma anche di insegnarci qualcosa, però, ora vai via.
Te lo dico sinceramente, un giorno avrò paura di raccontarti ai miei figli, ai miei nipoti, a coloro che nasceranno. Quando te ne andrai, non sentirò la tua mancanza ma non ti dimenticherò.

Francesco Lattanzio

MUSICA

(Tempo di lettura: 1 - 2 minuti)

"Rimani seduto e ascolta la musica. La musica non tradisce. La musica è il viaggio e la meta del viaggio stesso. La musica è il principio e la fine di tutto.Rimani seduto e ascolta la musica. La musica non tradisce. La musica è il viaggio e la meta del viaggio stesso. La musica è il principio e la fine di tutto."
Giorgio Faletti, Io uccido

La musica è una semplice parola che racchiude tanti significati, non può essere definita con una sola espressione, ma si possono percepire le sue sfumature in base a ciò che si vive. 
Prima che il coronavirus compromettesse la routine delle nostre vite, costituiva già una parte importante della nostra vita ma era un suono tra tanti altri, era l'armonia che conciliava le nostre passeggiate per le strade trafficate, era la buonanotte che ci permetteva di affrontare con allegria la giornata seguente insieme ai nostri compagni. La musica ha sempre accompagnato le giornate di tutti, ci ha sempre trasportato in un mondo tutto nostro, ma allo stesso tempo ha sempre unito tantissime persone. 
Cos'è cambiato, dunque, nel nostro rapporto con la musica? Niente, in realtà,, o tutto. 
Un grande compositore, Johann Sebastian Bach, diceva: "La musica aiuta a non sentire dentro il silenzio che c'è fuori". 
Prima eravamo abituati a conciliare la musica con i rumori della nostra vita. Ora invece dobbiamo convivere con il suono dei nostri pensieri, non possiamo più sfuggirgli e la musica può essere un mezzo per allontanarci da noi stessi, o - perché no? - anche per scoprirci più in profondità.
Il suono del silenzio sottolinea la nostra solitudine, ma la musica  ci fa viaggiare e allontanare dai nostri pensieri tristi, riuscendo a raggiungere posti in cui abbiamo trascorso belle giornate con i nostri amici o in cui vorremmo andare. 
Tutto per distrarre la nostra mente dall'inesorabile inquietudine provocata dall'essere soli.

Chiara Rutigliano

 

ALTERNATIVA

(Tempo di lettura: 2 - 4 minuti)

"Domani sarò ciò che oggi ho scelto di essere..."
James Joyce

 “Alternativa”, un sostantivo
Un’alternativa alla “normalità”, alla quotidianità. Questo è quello che le persone che stanno rimanendo a casa cercano. Un’alternativa alla palestra? Fare esercizi in casa. Un’alternativa alla scuola? Videoconferenze. Un’alternativa ai caffè o agli aperitivi nei bar? Caffè e aperitivi in videochiamata. Un’alternativa alle chiacchierate tra amici? Post e twitter stracolmi di pensieri e parole, perché le persone hanno iniziato a scrivere. In questi giorni è fondamentale trovare un’alternativa alla nostra quotidianità per restare lucidi. È il momento di dedicarsi a se stessi, di dedicarsi a tutti quegli hobby e a quelle attività che trascuriamo sempre. È il momento di dedicarsi alla famiglia. Perfino i ragazzi, sui social, stanno trovando un’alternativa alle consuete “stories”. Nascono giornalmente delle challenge, si condividono arte, foto, musica, citazioni letterarie e così via. Si sta creando un’alternativa alle solite piccole comitive che vediamo passeggiare in centro città, i balconi e le case vicini sono le nuove comunità. Ogni giorno un flashmob. A cosa serve? Forse a distrarci, ad alleviare la tensione, a farci sorridere e commuovere, ad aumentare il senso di patriottismo, ad unirci in qualche modo.

“Alternativa/o”, un aggettivo

Poi ci sono gli alternativi. Ormai le piazze e le strade sono stracolme di ragazzi e adulti che vogliono a loro modo essere alternativi, che vogliono distinguersi dalla massa, finendo solo per far gruppo ed essere loro stessi la massa. Ma ora, in questa emergenza, chi sono gli alternativi? Chi sono coloro che vogliono distinguersi? Purtroppo ogni iniziativa, di qualunque genere, provoca polemiche, spesso inutili. I finti alternativi a marzo 2020 sono tutti coloro che rifiutano, giudicano e rigettano le alternative che si propongono di infondere coraggio e forza nei cittadini. “Ora tutti sportivi”, “ormai si vedono solo foto in bianco e nero” (il riferimento è alla challenge virale che promuoveva ideali femministi, spingendo le donne a condividere una propria foto in bianco e nero), “ma cos’è sta caciara alle 18.00?! Li sopprimerei tutti”, “tutti finti patriottismi”, “tutti opinionisti”. Queste le parole di tutti coloro che, non condividendo liberamente le azioni dei propri concittadini, le giudicano con disprezzo e presunzione. 
La vera cosa importante, in questo momento storico, è impegnarsi a trovare un’alternativa a tutto ciò che scoraggia e distrugge. Ora è importante sostenersi a vicenda, darsi coraggio e amarsi. Ora come non mai non c’è spazio per il disprezzo, l’odio e la cattiveria.

Alice Cerreto

 

Alternativa, una parola con vari significati.
Dei tanti me ne piace particolarmente uno: “scelta possibile tra due soluzioni”.
In un mondo in cui siamo spesso chiamati a prendere decisioni ed il cui vivere sembra quasi kirkegaardiano, spesso questo vocabolo è inserito nella frase “non c’è alternativa”. 
È vero ai tempi del Covid-19 non c’è scelta, dobbiamo restare a casa.
Come può qualcuno toglierci la libertà?
Come può questa costrizione essere utile alla società?
Come possiamo resistere per due settimane o più tra 4 mura?
Eppure non c’è alternativa: bisogna farlo.
La quarantena sembra soffocante, giusto?
Ai giovani manca l’aria; agli adulti, che si sentono autorizzati ad uscire per fare la spesa forse un po’ meno; agli sportivi ancor di più.
Mi sono chiesta più volte cosa mi spingesse a restare a casa comunque, nonostante la voglia di incontrare gli amici, di abbracciare le mie care nonne e di inventarmi una scusa pur di uscire. Mi sono chiesta: perché la quarantena per me non risulta soffocante?
La risposta è semplice: in questo mondo ormai popolato da gente che si sente autorizzata ad uscire perché possiede una mascherina, c’è alternativa.
Si può scegliere di rimanere a casa per leggere un nuovo libro.
Si può scegliere di restare a casa e vedere un film di 3 ore e 15 minuti, perché tanto non ci corre dietro nessuno. 
Si può scegliere di non uscire per cucinare qualcosa di buono.
Si può scegliere di rimanere sul divano mentre la punta del nostro giradischi graffia il nuovo vinile che abbiamo acquistato.
Elencando solo 4 delle scelte possibili, rifletto: nella non-alternativa, ci sono mille alternative.

Rosalba Lops

 

La prossima parola sarà Musica

EDUCAZIONE

(Tempo di lettura: 1 minuto)

Educare significa tirare fuori il talento di ognuno, il suo grado di libertà, la strada per apprendere davvero

Paolo Crepet

Educazione, una parola che si è soliti utilizzare per indicare quell’atteggiamento di preparazione alla vita, una vita che può essere breve ma intensa, oppure duratura ma povera di spirito.

Una parola che, da parte dei genitori, ha l’intenzione di formare i propri figli, per vederli crescere sani e forti, e prepararli sempre ad una vita che molto spesso non è come si vuole.

Qualità che, gli insegnanti cercano di offrire, con tutti i mezzi necessari e in tutte le situazioni, ai propri alunni, per formarli coscienziosamente e moralmente, affinché abbiano la piena certezza delle loro conoscenze, e la convinzione che loro saranno la macchina trainante del futuro.

Prerogativa, che proprio in questo periodo tragico per tutta l’umanità, non deve venire a mancare, rispettando le regole imposte, così da rispettare prima gli altri, e poi se stessi; perché è proprio questo l’educazione: rispetto di principi incorruttibili che donano la forza di non abbattersi mai, neanche di fronte ad una epidemia.

Elisabetta Miracapillo

 

La prossima parola sarà Alternativa

LIMITE

(Tempo di lettura: 1 minuto)

Per quanto vivrai, continua a imparare a vivere!

Seneca

  

Limite è una parola di cui la maggior parte dei giovani ignora il significato. O meglio, finge di ignorare.

Perché in fondo, parliamoci chiaro, è di gran lunga più emozionante trasgredire per mettersi alla prova, per ottenere popolarità, o magari per sentirsi adulti.

È di gran lunga più esaltante superare i limiti per provocare reazioni e vedere quanto questi valgano, per constatare quanto gli adulti siano davvero interessati.

Eppure in questi giorni, come non mai, sappiamo quanto sia necessario obbedire, ottemperare, rispettare le regole.

In questi giorni, come mai prima, sappiamo come sia fondamentale che tutti, bambini, ragazzi e adulti capiscano l'importanza di limitare i propri "capricci" per il bene comune nel tempo dell'«egoismo universale».

Sabrina D’Angelo  Camilla Lupoli

 

La prossima parola sarà Educazione

RESILIENZA

(Tempo di lettura: 2 - 3 minuti)

Per quanto vivrai, continua a imparare a vivere!

Seneca

 

Non sono passati molti anni da quando la parola resilienza ha subito quello che tecnicamente si chiama “slittamento semantico”, cioè quando una parola trasferisce il suo significato, nato in un ambito specifico, ad un altro, trasferendo così anche alcune delle sue caratteristiche. Leggete il vocabolario Treccani e troverete il chiaro riferimento all’ambito tecnologico, anzi della tecnologia dei materiali, e a quello psicologico per i quali il termine resilienza è nato.

È importante, secondo me, comprendere il motivo di questo slittamento per capire poi perché questa parola è diventata così importante nella vita di ogni giorno di ognuno di noi. Quando una parola nasce o si rinnova tra le infinite possibilità che una lingua viva mette a disposizione è un piccolo miracolo perché dietro quella parola c’è altro, c’è una necessità di comunicare, di dare voce a qualcosa che è avvenuto nel profondo di una società. Nel profondo di ognuno di noi. Ecco cosa è successo. Abbiamo sentito la necessità di dare un nome a quella sensazione di rottura quotidiana di una parte di noi, quelle micro fratture a cui attimo dopo attimo la nostra anima viene sottoposta dalla pressione di una società egocentrica, individualista, sovraesposta in tutte le sue parti, e che abbiamo istintivamente imparato ad assorbire proprio come un materiale in una prova d’urto.

Siamo diventati resilienti. Siamo diventati consapevoli di essere resilienti e questo ci dà forza. Perché essere resilienti non significa chiudere gli occhi davanti alle ingiustizie, alle prevaricazioni, alla stupidità e alla oscenità bensì saper “incassare” come un pugile che pur colpito 10 volte dal suo avversario alla fine si rialza e non solo.

Saremo resilienti nei prossimi giorni, nelle prossime settimane. La mattina ci alzeremo con mille microfratture nel nostro cuore e andremo a letto pensando di essere arrivati al punto di rottura ma non sarà così perché il giorno dopo ci alzeremo ancora e ancora fino a quando avremo sconfitto questa pandemia e avremo imparato qualcosa di più su noi stessi, tutti insieme anche se distanti.

prof.ssa Danila Fiorella

La parola di oggi è Resilienza.

Oggi più che mai siamo chiamati a dare una dimostrazione di forza unica, a rispondere presente all’appello della nostra Nazione, che per sopravvivere ha bisogno di ognuno di noi, ha bisogno dell’unione di tutti i nostri cuori che battono all’unisono. Dobbiamo dimostrare che le cicatrici e le ferite non ci rendono più deboli, ma dimostrano chi siamo, e che dopo ogni caduta è possibile e ci si deve rialzare, più forti di prima.

La parola di oggi è resilienza, perché come le onde che si infrangono sugli scogli, ci riuniremo, e più forti di prima.

Charlie Chaplin diceva: “È davvero bello battersi, abbracciare la vita e vivere con passione. Perdere con classe e vincere osando, perché il mondo è di chi osa! La vita è troppo bella per essere insignificante”. 

E noi oggi, dobbiamo osare, osare di andare avanti e non guardarci indietro.

Rafael Merra

La prossima parola sarà Limite

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