La rivoluzione scientifica del colore: Georges Seraut

(Tempo di lettura: 3 - 5 minuti)

 

"Alcuni dicono che vedono la poesia nei miei quadri. Io vi vedo solo la scienza."

Ne è convinto Georges Seurat all'indomani della presentazione del dipinto “Una domenica pomeriggio sull'isola della Grande-Jatte”. Insieme a Paul Signac, Seurat fu uno dei maggiori esponenti del Neoimpressionismo o Puntinismo (in francese Pointillisme), il nuovo movimento artistico, sviluppatosi nel 1870. La denominazione fu coniata dal critico Félix Fénéon.

I maggiori esponenti, Georges Seurat e Paul Signac, rivoluzionarono la pittura, mettendo a punto una tecnica pittorica decisamente innovativa sulla base dell'analisi scientifico-analitica del colore su tele di grandi misure. L'esecuzione consisteva in una meticolosa distribuzione di tantissimi punti di colori puri (primari) senza mescolarli tra di loro, accostati uno vicino all'altro per ottenere la ricomposizione di un'immagine nitida e un’infinita gamma di colori nella retina dell'osservatore (grazie a questo procedimento innovativo di esecuzione si ottennero colori secondari, terziari, quaternari, quinquenari, sestari.... una risoluzione strabiliante). Gli artisti arrivarono a questo modo assolutamente nuovo di dipingere, grazie ad alcuni studi sul colore, effettuati dal chimico francese Michel Eugène Chevreul, ed al principio della legge del "contrasto simultaneo" (1839) ovvero in base ad una luminosità accentuata, dovuta all'accostamento di due colori complementari.

“L’Arte è Armonia. Armonia significa analogia dei contrari, analogia degli elementi similari di tono, di colore, di linea, considerati in rapporto alla loro dominante e sotto l’influenza della luce, in combinazioni che esprimono gioia, serenità o dolore.”

Una concezione scientifica della pittura che lo stesso Seraut difese a spada tratta in una lettera indirizzata il 28 agosto 1890 allo scrittore Maurice Beaubourg.

A questo punto gli artisti non lavorarono più en plein air ma in atelier, le scene rappresentate nei loro dipinti diventarono per la maggior parte scorci di paesaggi naturali. Sicuramente il lavoro disegnativo avveniva all'aria aperta su fogli-schizzo per immortalare gli attimi di vita quotidiana che l'artista in quel dato momento aveva riprodotto. In atelier veniva svolto un lavoro certosino, consistente nello scegliere i vari schizzi dal vero da riprodurre sulla tela, su un impianto reticolare disegnato a matita. La colorazione della tela richiedeva mesi e mesi di lavoro con una miriade di colori puntiformi sparsi su tutta la superficie. Il risultato finale era più che stupefacente, la buona resa ottica dell'osservatore rispetto al dipinto era mantenere un’adeguata distanza.

Le opere pittoriche esposte furono sempre rifiutate dalla critica e suscitarono accese polemiche sia all'ultima mostra degli impressionisti del 1886, sia al Salon des Indepéndants (nato nel 1884 a Parigi dall'intenzione di diversi artisti l'idea di non esporre più le loro opere d'arte non accettate al Salon Officiel). Alcuni dei maggiori esponenti delle Avanguardie artistiche del Novecento ricorsero a questa tecnica nei primi lavori: Henri Matisse e André Derain (Espressionismo francese, chiamato il gruppo Fauve), Vasilij Kandinskij (Astrattismo). L'arte di rappresentazione della realtà era cambiata e l'elemento fondamentale era mostrare la propria creatività davanti al fascino della natura, senza alcun condizionamento. E Parigi diventerà il centro propulsore di tutte le attività artistiche di questo periodo e non solo, La Belle Epoque.

L'opera pittorica più emblematica, sia del pittore Georges-Pierre Seurat sia del nascente movimento, è senza dubbio "Una domenica pomeriggio sull'isola della Grande-Jatte", dipinta tra il 1884 e il 1886 ed esposta all'ultima mostra degli impressionisti. La scena rappresentata è la vita quotidiana in un giorno festivo e di tranquillità che la borghesia si appresta a trascorrere tra momenti di svago e pratiche sportive sul fiume Senna, a Nord-Est di Parigi. Sulle acque si possono notare le barche a vela e le canoe, sport che a quei tempi erano molto esercitati; i personaggi sono colti in diverse posizioni, chi intento a una passeggiata, chi a leggere, a pescare, a suonare uno strumento musicale, chi a riposare, a osservare, a giocare, a dialogare... In primo piano sulla destra si nota una coppia mentre passeggia, abbigliata con abiti dell'epoca: la donna ha in una mano l'ombrellino, al suo fianco un cagnolino che corre, e una scimmietta è ferma, quasi spaventata, mentre l'uomo ha il sigaro, il bastone e il cappello a cilindro. Le figure sembrano essere bloccate, rigide, senza che presentino nessuna emozione, ingabbiate in uno schema compositivo geometrico ben studiato, una specie di ieraticità, sicuramente un chiaro riferimento alla pittura rinascimentale quattrocentesca di Piero della Francesca e all'arte pittorica egizia per quanto riguarda il disporre le figure di fronte o a silhouette. La presenza di una linea d'orizzonte in alto a destra, la diagonale che separa le acque del fiume con la riva dell'isola, le figure in primo piano a grandezza naturale con le altre rimpicciolite, poste in secondo piano, creano illusoriamente una scena prospettica rigorosa di straordinaria scientificità.

La creatività artistica, il rigore scientifico, la perizia tecnica di esecuzione e la resa coloristica sono veramente ammirevoli, soprattutto per la meticolosità di accostamento di punti di colore primari che inondano di luminosità la tela e creano infinite gradazioni di colori terziari (arancio giallastro, arancio rossastro, verde bluastro, verde giallastro, viola rossastro, viola bluastro) quaternari, quinquenari... e un ben equilibrato accostamento di colori complementari contrastanti tra di loro. È questa la trasposizione della tecnica musiva: le tessere colorate dei mosaici parietali degli edifici sacri ravennati paleocristiani-bizantino sembrano prender vita sulle tele dei pittori puntinisti.

L'arte del secondo periodo dell'Ottocento darà un duro colpo all'arte del passato, oramai la corda è stata tagliata!


Back to Top