Eros ed energia nel Sogno dantesco di Boccioni

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Due che 'nsieme vanno, / e paion sì al vento esser leggieri”… Paolo e Francesca, gli amanti più famosi della letteratura italiana, immortalati dal sommo poeta nel V canto dell’Inferno.

 “Amor, ch’al cor gentil ratto s’apprende,
prese costui de la bella persona
che mi fu tolta; e ‘l modo ancor m’offende.

 Amor, ch’a nullo amato amar perdona,
mi prese del costui piacer sì forte,
che, come vedi, ancor non m’abbandona.

 Amor condusse noi ad una morte.
Caina attende chi a vita ci spense.”

 Un amore improvviso e intenso in bilico tra il bene e il male, fino al peccato e alla morte per mano del marito di lei. E la forza travolgente e irrazionale del desiderio e della passione dei due cognati, soggiogati dal “galeotto libro”, non è sfuggita a uno dei più importanti esponenti del Futurismo, Umberto Boccioni. “Il sogno, Paolo e Francesca”, realizzato tra il 1908 e il 1909, sprigiona l’eros dei due amanti in una trasposizione pittorica visionaria, secondo una dimensione pienamente futurista.
Boccioni ritrae Paolo Malatesta e Francesca da Polenta avvinghiati tra di loro in una luminosissima fonte di calore e di luce eterna, celebrando l'amore, che brucia  sulla tela come energia pura. I colori molto accesi e vibranti, realizzati grazie alla tecnica pittorica con pennellate filamentose (adottata all'inizio della sua formazione artistica e che si rifà certamente alla tecnica divisionista), creano un certo dinamismo.
La scena è rappresentata all'interno di uno spazio dove emergono i due protagonisti, posti al centro della composizione; un drappo di colore terziario (arancione rossastro) diventa la base di appoggio dei due amanti che sembrano essere sospesi nello spazio. Il contrasto cromatico è dato soprattutto dai colori freddi, azzurro e blu oltremare scuro, in contrapposizione ai colori caldi situati al centro del dipinto.

Il Futurismo è la prima Avanguardia artistica italiana del Novecento. Sicuramente il letterato Filippo Tommaso Marinetti (1876-1944) è il maggiore tra gli esponenti futuristi della cultura del nostro Paese; a lui si deve il Manifesto del Futurismo prima in Italia e subito dopo a Parigi sul quotidiano "Le Figaro" (20 febbraio 1909), che suscitò scalpore a livello internazionale tra gli artisti emergenti.
Il più rappresentativo dei pittori del movimento è Umberto Boccioni; con lui aderirono al gruppo Giacomo Balla, Carlo Carrà, Luigi Russolo e Gino Severini, che firmarono e pubblicarono nel 1910 il Manifesto tecnico della pittura futurista.
Il programma pittorico degli artisti si basa principalmente sulla volontà di rappresentare la realtà, soprattutto la città, considerata il motore della modernità, il dinamismo, la velocità di mezzi di trasporto nuovi come l'automobile e il tram, la luce elettrica, la vita notturna nei locali affollati, la città metropoli di Milano in via di espansione territoriale (costruzioni di interi quartieri abitativi), la periferia con fabbriche industriali. Con il culto del progresso avevano svecchiato un modo di rappresentare la realtà e tutto sarebbe stato ancora stravolto da altri nascenti movimenti. L'idea che accomunava i futuristi era il guardare al futuro, al progresso con l'intento di cancellare il rigore del formalismo e delle tecniche accademiche, di esaltare la guerra, considerata igiene del mondo, di abbattere biblioteche, accademie e musei, cioè, il passato.
Insistente era il rifiuto rigoroso delle forme classiche di armonia e di bellezza, del canone proporzionale, della ripetizione di tecniche e soggetti convenzionali, della prospettiva tradizionale, dell'imitazione fedele della realtà, basata sul culto passivo del passato.
La maggior parte delle opere è caratterizzata da una tecnica nuova, dinamica, in grado di rendere l'idea del movimento e della velocità, interagendo con lo spazio circostante, grazie a contrasti di colori complementari, caldi e freddi, tecniche diverse che daranno la visione di un moltiplicarsi di punti di vista: e al centro dell’opera lo spettatore coinvolto in quel vortice di movimenti ed energia.
La maggior parte degli artisti si rifece alle tecniche dei movimenti già conosciuti: il divisionismo di Gaetano Previati, il puntinismo di Georges-Pierre Seurat, il cubismo della fase analitica di Pablo Picasso e soprattutto la prima tecnica fotografica di riprodurre un oggetto o una figura in movimento dell'inglese Eadweard Muybridge.

"Verrà un tempo in cui il quadro non basterà più. la sua immobilità, i suoi mezzi infantili saranno un anacronismo nel movimento vertiginoso della vita umana! Altri valori sorgeranno... altre sensibilità... Le opere pittoriche saranno forse vorticose  architetture sonore e odorose di enormi gas colorati che sulla scena di un libero orizzonte elettrizzeranno l'anima complessa di esseri nuovi che non possiamo oggi concepire...". (U. Boccioni, Lacerba, 1914)

Sguardo profetico quello di Boccioni, già nel 1914: i futuristi getteranno, infatti, le basi per la formazione di nuovi movimenti come il Costruttivismo russo di Tatlin, il Neoplasticismo-De Stijl olandese di Mondrian, e la più famosa Bauhaus tedesca di Gropius.

Titolo: Il sogno, Paolo e Francesca
Autore: Umberto Boccioni
Data: 1908-1909
Tecnica: olio su tela
Dimensioni:140x130 cm
Ubicazione: Collezione Palazzoli, Milano

 


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