Voi, insegnateci ad ascoltare

(Tempo di lettura: 2 - 3 minuti)

Ascoltare, una parola il cui significato si è perso di vista. 
Perché si sa, tutti sentono, ma davvero pochi ascoltano.

Ci vuole impegno per farlo, bisogna prestare attenzione all’altro e non solo capire ciò che ci sta dicendo, ma capire ciò che vuole intendere. Per ascoltare devi entrare nella mente e nel cuore e ricordare, ricordare particolari fondamentali per capire, capire una persona, una sua azione, capire tutto. 
E quanto è bello capire che qualcuno ci ascolta. Ci fa sentire importante. 
Ascoltare è un po’ come l’amare, credo. Tutti vogliono essere amati, tutti vogliono essere ascoltatiMa quanti sono disposti ad amare, quanti ad ascoltare
Lo so che dell’amore ne so davvero poco, ma forse so qualcosa dell’essere ascoltati. 
In una società in cui pochi riescono a farlo, tutti si rifugiano in chi ci presta attenzione. E non importa se questa persona sia reale, o un nome dietro uno schermo, una finzione. Purché ci ascolti.
Capita spesso di aprirsi con degli sconosciuti, perché ci sembra quasi di vederli, quegli occhi incuriositi e attenti, dietro la facciata luminosa del telefono. 
Sembra di scorgere quasi quelle espressioni tradite dalla sincerità di uno sguardo, che magari nessuno ha rivolto a noi prima. 
Noi. Noi come la società tecnologica, avanzata, di ragazzi distrutti dal loro stesso modo di fuggire alla realtà di un mondo opprimente che le generazioni passate ci hanno lasciato. 
Ma forse non tutti la pensano come me, altrimenti saremmo tutti ottimi ascoltatoriIo amo notare ogni piccolo dettaglio, e, anche se dico che non m'importa, a volte vorrei qualcuno che lo facesse per me. Che si ricordi, che noti, che osservi, che ascolti, ogni particolare. 
Ma non tutti lo fanno. 
Non perché nessuno voglia, forse perché pochi hanno imparato come si faccia, anche se non sono sicura che possa essere insegnato. 
Eppure, come dicevo, questi social, questi media, dovrebbero aumentare il numero di ascoltatoriPer comunicare tramite degli schermi è d’obbligo imparare a percepire l’altro, e ci vuole impegno per ascoltarloMa dietro un vetro, potrebbe esserci chiunque, potremmo dire qualsiasi cosa, perché, in fondo, chi è che può vederci? È questa la motivazione di tutto: chi mi vede? Chi mi giudica? Quindi ci apriamo a sconosciuti, riveliamo loro verità mai ammesse e segreti inconfessati. D’altro canto, Chi mi vede? Chi mi giudica? E sputiamo veleno, le parole ci escono affilate come coltelli, e niente ci ferma.
Questo sono i social: un’arma a doppio taglio. Un abbraccio che può soffocare, una gabbia e la sua chiave. E la differenza di un internet che libera e quella di un internet che imprigiona è infinitesimale, quanto lo può essere la differenza tra il sentire e l’ascoltare.
Immensa e invisibile. 
Un attimo prima sei sulla cima del mondo, ma basta un soffio di vento per farti cadere.
Così sono i social. 
E noi siamo solo degli adolescenti con il bisogno disperato di essere capiti e ascoltati, più di quanto possa averne un adulto, temo. 
Non ci giudicate però, siamo vittime di una rivoluzione tecnologica che ha usurpato il mondo, cancellato valori, e cambiato relazioni. Non vi sto dando la colpa di tutto, cari adulti, però la nostra generazione è figlia di un’altra, la vostra.
Quindi insegnateci ad ascoltare, non biasimateci.
Insegnateci ad amare, non odiateci...

L'autore
: Giorgia Marzano
Studentessa della classe 1E

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