“Lo 0 è una mancanza di segno o il segno di una mancanza?”
È intorno a questa sibillina domanda che ruota tutto la grandiosa impalcatura sottesa allo spettacolo teatrale, “Il Club dello Zero”, una rivisitazione dell’omonimo atto unico del compianto professore Michele Palumbo. A realizzarla il 6 marzo scorso un gruppo di studenti delle classi 3B, 3C, 3CSA, 4C, 5B, 5C e 5ASA del Liceo scientifico Riccardo Nuzzi proprio per ricordare la scomparsa del docente di filosofia.
Una breve presentazione, le luci che si spengono e una suggestiva e splendida coreografia, accompagnata da immagini e musiche evocative, e gli spettatori vengono immersi in un’atmosfera di misticismo religioso, di attesa reverente e di trepidazione, simile a quella che si può provare in una chiesa o, in generale, quando si assiste a qualcosa di misterico, che rivela e mette in luce i grandi interrogativi della natura umana.
La magia è creata, il pubblico rapito ed ecco che lo spettacolo prosegue, guidando i presenti in un viaggio nel tempo e nello spazio, partendo da un dibattito tra gli studenti in scena. Lo 0, infatti, cos’è? A cosa serve? È stato trovato o inventato? Una domanda chiave, quest’ultima, per le implicazioni che ha ciascuna possibilità: se è stato trovato, allora già esisteva, ma in quale forma? Forse come quel “nome senza oggetto” citato da Shakespeare? Se, invece, è stato inventato, a quale scopo? Per quale utilità? Per rispondere a queste domande, vengono allora interpellati diversi personaggi: la prima a prendere la parola è la Storia, che si dipana nei secoli, seguendo passo passo l’umanità in tutti i suoi sviluppi e in tutte le sue scoperte, compreso il momento in cui si vide lo 0 la prima volta: ed ecco chiamati in causa Indiani, Babilonesi, Maya, e Arabi, posizioni, lingue, usanze diverse, calendari, simboli ed etimologie.
Dopo la Storia, la parola spetta alla Dea della Matematica, con numeri, operazioni, uguaglianze e principi, che ingannevolmente sembrano non valere – almeno non tutti – per l’oggetto della discussione. Ed ecco il gemello opposto dello 0: l’Infinito, due facce di una medesima medaglia.
La Matematica ha anch’essa origini ben precise e la Grecia, con i suoi filosofi, matematici e grandi pensatori, non tarda a calcare le ribalte con le sue idee e con la salda convinzione che lo 0, sostanzialmente, non serva, non ha utilità pratica, mette in discussione postulati e teoremi acclarati: non esiste in natura, dunque.
Alla Grecia, si contrappone l’Oriente, dove lo 0 è esistito da sempre e il dibattito sulla scena procede infervorato fino a richiedere l’intervento della Memoria, che rammenta a tutti l’evento che ebbe luogo nel settembre 1997: uno 0 accidentale nel codice bastò a paralizzare per quasi tre ore la USS Yorktown, nave militare.
A fronte di questo, dunque, lo zero non è certamente nulla, anzi ha un peso notevole, come anche nella formazione dei numeri: se tra 003, 03 e 3 non vi è differenza, ben altra cosa avviene tra 3, 30, 300.
Lo 0 apre gli occhi dinanzi a ciò che manca, a ciò che non c’è, mentre tutti gli altri numeri spingono a cercare la presenza. “Lo 0 è come una lente: guardalo e non vedrai niente, guardaci attraverso e vedrai tutto molto più chiaramente”. Pressapoco queste le parole pronunciate durante lo spettacolo. Insomma, lo 0 è un’idea pericolosa, perchè richiama l’insignificatamente piccolo, e, per contrasto, anche l’infinitamente grande, l’Universo, lo spazio sterminato.
La rappresentazione teatrale non scioglie il dubbio, perché comprendere lo 0 è a discrezione degli spettatori, ma da una prospettiva originalissima; lo descrive come “Nulla che non ci sia e nulla che c’è”, ma soprattutto come “il vento come porta via e porta da noi”.
Commovente e profondo, lo spettacolo ha avuto dello strabiliante. Ci vuole un grandissimo talento, acume, intelligenza sopraffina per parlare del “nulla”, il vero nulla, non quello genericamente indicato di facezie e inezie poco importanti. Il Club dello Zero ha proposto, dunque, un tema attuale e avvincente, che ha attratto l’attenzione degli spettatori, grazie anche alle musiche, alle coreografie, alle immagini e della bravura recitativa degli attori.
Uno spettacolo sul “Nulla”




