Un bravissimo Elio Germano nei panni di Berlinguer nel film “Berlinguer- la grande ambizione”: non soltanto un racconto biografico del segretario del PCI, dal 1973 al 1978, ma la storia di un popolo esasperato e “sveglio”, di un uomo coraggioso e coerente, una storia che ci riguarda e dovrebbe ancora toccarci ma che purtroppo è spesso eclissata e dimenticata, la storia della democrazia.
Nonostante la complessità dei temi trattati, il regista Andrea Segre ha fatto in modo che la visione del film riuscisse ad accompagnare lo spettatore anche dopo aver varcato la soglia del cinema, restituendogli verità dimenticate e toccanti. Si potrebbe dire, in effetti, che tutti i cittadini di questo paese avrebbero bisogno di conoscere tali vicende perché tramite l’analisi dettagliata del personaggio e della psicologia del popolo, il film sottopone ad un processo catartico di confronto con l’attualità, occasione quindi di crescita.
“Cosa servirebbe ai nostri giorni per risvegliare queste menti addormentate? Cosa manca alla politica odierna? Che fine hanno fatto i giovani di un tempo pronti a lottare per i propri ideali? Che fine ha fatto la consapevolezza , la voglia di cambiare, la coesione e l’informazione? Siamo ancora un popolo? Quale dovrebbe essere la funzione dello stato rispetto al bisogno del popolo?”.
Sono questi e molti altri gli interrogativi che il film lascia oltre ad un forte senso di inquietudine e alla forte necessità di agire, nelle giuste modalità, per il malcontento generale; tornati a casa con una consapevolezza differente, gli stimoli recepiti pongono quindi in evidenza quanto, a prescindere dal confronto politico, a prescindere dalla destra e dalla sinistra, ciò che spinge il popolo a non curarsi della politica e della propria condizione è la rassegnazione. Ad attestarlo ci sono anche i dati che registrano l’affluenza per le elezioni europee, in cui meno del 50% dei cittadini italiani ha votato, record nazionale storico, purtroppo negativo . Effettivamente il film pone anche in evidenza quanto la partecipazione alla vita politica da parte del popolo sia sinonimo dell’attestazione di fiducia nei confronti delle istituzioni, la stessa fiducia di cui oggigiorno siamo sempre più carenti e che fa in modo che il disinteresse e la disinformazione ci mettano a tacere e ci facciano perdere proprio il senso di appartenenza al popolo. Ne consegue la percezione ormai diffusa di essere soli, il mancato confronto dialettico perché tanto “non cambia mai nulla” e di conseguenza non abbiamo nulla per cui lottare, nessuna affezione per la patria che ci dia la possibilità di manifestare pacificamente per risolvere; risulta sempre più facile lamentarci, molto meno fare qualcosa ed essere dei buoni cittadini perché per la maggior parte degli italiani ormai è sempre più semplice subire in silenzio e “normalizzare” piuttosto che reagire. E’ come se lamentandoci trovassimo pace e conforto, riuscendo, in realtà solo illusoriamente, a dimenticare il fastidio perché c’è meno rischio rispetto all’assumersi delle responsabilità, provarci e rischiare anche di fallire. Sotto quest’aspetto la proiezione del film risulta essere molto educativa in quanto riesce a porre in evidenza l’importanza dell’aspetto democratico della nostra costituzione che chiama il cittadino ad una partecipazione attiva perchè la “sovranità appartiene al popolo”; ma che fine ha fatto la nostra sovranità, esercitiamo ancora i nostri diritti? Facciamo ancora sentire la nostra voce? Per quanto un cambiamento sarebbe certo più efficace grazie alla presenza di una figura coerente, “pura” e determinata in politica, come lo stesso Berlinguer ha dimostrato di saper essere, lo scopo di quest’opera cinematografica era anche quello di porre in evidenza tutti i nostri pregi e difetti, passati e presenti, ma anche le nostre potenzialità e capacità, ricordarci che la storia è nostra, noi siamo i protagonisti, noi dobbiamo pensare ed agire, “lo stato siamo noi”.
Sara Pomo classe 5^ A




