Er presepio di Trilussa

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Il Natale sentito e raccontato dai maestri della letteratura per riflettere insieme sul vero senso di questa festa. Il nostro viaggio inizia con Trilussa e il suo celebre sonetto “Er presepio”.

Er presepio di Trilussa

Ve ringrazio de core, brava gente,
pè ‘sti presepi che me preparate,
ma che li fate a fa? Si poi v’odiate,
si de st’amore nun capite gnente…

Pé st’amore so nato e ce so morto,
da secoli lo spargo da la croce,
ma la parola mia pare ‘na voce
sperduta ner deserto senza ascolto.
 
La gente fa er presepe e nun me sente,
cerca sempre de fallo più sfarzoso,
però cià er core freddo e indifferente
e nun capisce che senza l’amore
è cianfrusaja che nun cià valore.

 

Queste parole sono tratte da un sonetto del celebre Trilussa (pseudonimo di Carlo Alberto Salustri), il più grande esponente della poesia romanesca a cavallo fra ‘800 e ‘900.
Non è difficile comprendere come il reale intento del poeta sia  quello di scuotere le coscienze di chi si reputa credente e, in virtù di questo, assolve a vari rituali quali, ad esempio, il presepe. L’autore, immedesimandosi in Gesù, denuncia il contrasto tra la fede vera e quella frivola che, seppur rispettosa di determinate convenzioni, non sa cogliere l’essenziale, ossia l’amore. È questo il perno che ruota attorno all’esistenza di Cristo: l’amore vero che non ha paura di conoscere il sacrificio, la croce. Per ogni credente questo dovrebbe essere il vero modello, l’unica via da seguire, la voce da ascoltare.
Tuttavia Trilussa si accorge e fa i conti di come la voce di Gesù sia una voce lontana da quella del mondo al tal punto che, riprendendo un verso biblico, la reputa una voce sperduta nel deserto. Passano gli anni ma la fede e il presepe restano ancora. Ecco allora che le parole di Trilussa, seppur in un contesto sociale totalmente mutato, sono un motivo per riflettere, un’occasione per farsi delle domande e provare a darsi delle risposte.
Forse Gesù oggi ci chiederebbe la stessa cosa: se tu mi segui davvero, chi ti guarda può dire che sei diverso da questo mondo? Può dire che tu ami e basta, senza se e senza ma? È in questo che si gioca la credibilità di chi ha fede: professare ma soprattutto praticare.
E, forse, come dice Madre Teresa di Calcutta, ogni qualvolta noi pratichiamo un gesto d’amore, che sia un sorriso o una mano tesa, è Natale.

Riccardo Parenza, classe  4D

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