La via del riscatto per Senza sbarre

Un incontro che rompe i pregiudizi: la classe 4Csa ha ospitato Don Riccardo Agresti, anima del progetto “Senza Sbarre” per un’iniziativa di Formazione Scuola-Lavoro. Gli studenti hanno potuto ascoltare la viva testimonianza del parroco che ha illustrato il progetto di recupero e rieducazione dei detenuti, avviato presso la masseria San Vittore, nell’agro andriese, un presidio di legalità per dare una possibilità concreta a coloro che sono stati condotti su strade sbagliate o hanno intrapreso intenzionalmente la via della criminalità.
Il progetto “Senza Sbarre” nasce circa dieci anni fa, quando don Riccardo Agresti si rende conto che la vita nelle carceri italiane quasi sempre non risulta finalizzata alla rieducazione dei detenuti, secondo quanto è affermato dall’articolo 27 della Costituzione Italiana; all’interno delle strutture detentive, accanto alle regole ufficiali, vigono altre regole, proprie del mondo criminale: la legge del più forte, per esempio. Un ospite di masseria San Vittore, un giovane barese giunto a scuola insieme a don Riccardo, racconta che, se all’interno del carcere c’è qualcuno che non riesce ad imporre con la forza il proprio volere sugli altri, è costretto a sottostare e anche a compiere altri reati.
Anche l’inerzia e le lunghe ore di ozio non contribuiscono affatto a migliorare e far ricredere i detenuti sulla propria condotta criminale, anzi: spesso accade proprio il contrario, poiché l’inattività forzata in celle, peraltro sovraffollate, finisce con l’abbrutire ancor di più queste persone.
Cosciente di questo scenario, don Riccardo ha deciso così di dare a tutti i detenuti, macchiatisi di piccoli furti o comunque di reati per cui ottengono una pena inferiore ai quattro anni, la possibilità di cambiare vita, di comprendere che il mondo non è solo fatto di furti, spaccio e rapine, ma c’è la prospettiva di vivere una vita sana, fatta di amore per i propri cari, di un lavoro appagante e di onesto divertimento, di serenità.
Per questo il progetto “Senza Sbarre”, tra vita di comunità e impegno lavorativo, si propone di insegnare a queste persone che cosa sia vivere davvero. Attraverso il lavoro, che si concretizza in una ben avviata produzione di taralli, distribuiti in vari negozi non solo della nostra provincia ma addirittura dell’intero suolo nazionale, i ragazzi coinvolti possono comprendere e vivere il senso di soddisfazione che nasce quando si realizza qualcosa di concreto con le proprie mani.
Il progetto “Senza sbarre” quindi ha l’obiettivo di offrire a coloro che non l’hanno avuta in passato la possibilità di seguire il giusto esempio e di vivere secondo un modello di legalità pienamente consapevole, e non secondo le regole selvagge del mondo criminale. Un ospite di masseria “San Vittore” ha affermato: “Non ho mai avuto una figura da seguire, da cui prendere esempio, finalmente adesso posso seguire l’esempio di don Riccardo”. Spesso infatti molti giovani che provengono da realtà disagiate o da famiglie criminali sono vissuti in situazioni deprivate dal punto di vista affettivo, non hanno mai avuto persone che si occupassero della loro educazione. Sono l’ingenuità e il desiderio di seguire e di imitare i più forti a spingere questi giovani verso organizzazioni criminali che li sfruttano, inducendoli a compiere atti illeciti come lo spaccio o le rapine. Un fenomeno, questo, ben descritto dallo scrittore Roberto Saviano nel suo romanzo-inchiesta “Gomorra”, dove viene analizzato il modo in cui vengono reclutati e affiliati i giovanissimi alla camorra nei quartieri più poveri e disagiati di Napoli.
Cosa è necessario fare per evitare che i giovani seguano la strada sbagliata? Ma soprattutto, cosa è opportuno fare per un loro reale recupero? Spesso la soluzione non è il carcere, che propone un modello di vita quasi paragonabile a quello della criminalità, dato che al suo interno comandano i detenuti; piuttosto l’accoglienza, la reale presa in carico da parte di qualcuno che proponga un esempio di vita dignitosa e realizzata, come può esserlo quella basata sul lavoro. Questo è proprio quello che cerca di fare don Riccardo Agresti, supportato da ottimi volontari, per cercare di salvare vite dalla degradazione e dal male degli ambienti criminali.
Non sempre ci riesce, ha affermato lui stesso, ma l’importante è dare a tutti la possibilità del riscatto. Sta al singolo riuscire a coglierla… senza sbarre!

Autore