Urne chiuse, spoglio effettuato, referendum terminato: una cosa è certa, piaccia o non piaccia, è il NO a vincere!
Tra grandi festeggiamenti a sinistra e vari malumori a destra, questa consultazione popolare ha smosso gli animi degli italiani, in particolar modo dei più giovani. Affluenza record del 59% e ruolo decisivo dei giovani: questo voto ha rappresentato una svolta importante dopo anni di elezioni e referendum disertati.
Ma non soffermiamoci a parlare dell’esito del voto: in fin dei conti, possiamo affermare che non cambierà nulla e che, forse, i problemi, che a detta di qualcuno c’erano, continueranno a persistere. Piuttosto: come si è giunti a questo referendum? Abbiamo assistito ad una propaganda polarizzata e polarizzante in cui in molti casi non c’è stata la possibilità di discutere realmente sulla riforma. Per esempio, abbiamo tutti potuto osservare, a pochi giorni dal voto, la Premier Meloni che mostrava un grafico accattivante, evidenziando come la riforma fosse presente in quasi tutti i paesi europei.
A sinistra, abbiamo ascoltato la segretaria del PD, Schlein, che ha fatto dell’impossibilità di votare per i fuorisede un ulteriore argomento di propaganda per il NO. E un semplice cittadino avrebbe potuto chiedersi: perché non si permette loro di votare?. Soprattutto dopo aver ascoltato questa affermazione: il referendum è un banco di prova per il governo!
Ma lo è davvero? Sono questi alcuni esempi per mettere in evidenza come, in realtà, di tutto si sia parlato tranne che dell’effettiva materia per cui gli italiani sono stati chiamati al voto.
Ed è per questo che giungo alla seguente riflessione che vale anche e soprattutto per il futuro: ma per un tipo di riforma come questa, di fronte alla quale molti di noi possono definirsi ignoranti in materia o facilmente suscettibili alla propaganda politica, è giusto che a decidere sia il popolo? Oppure non è più opportuno che ci sia gente competente che si prenda la responsabilità di determinate scelte? Da sottolineare anche come vincendo il NO non cambi nulla. Ma se avesse vinto il SÌ e tra qualche anno avremmo iniziato a subirne gli effetti, come avremmo reagito? Lamentandoci di aver fatto scelte senza sapere le vere conseguenze?
Referendum, un banco di prova




