Dove i libri incontrano la comunità

Intervista a Silvana Campanile, responsabile della Biblioteca Diocesana “San Tommaso d’Aquino” 

Un progetto estivo di mentoring ci ha permesso di conoscere una bellissima realtà della nostra Andria, la Biblioteca diocesana. Una vera e propria scoperta tra manoscritti, volumi antichi e pubblicazioni recentissime.

Ciao Silvana, entrando, ci hanno colpito alcune parole chiave che caratterizzano gli spazi. Qual è il loro significato?

S: Sono parole che rappresentano la nostra idea di biblioteca. Una parola per ogni sala. Democrazia perché le biblioteche sono presìdi democratici: garantiscono a tutti l’accesso all’informazione, al patrimonio culturale e creano occasioni di confronto. Comunità perché la biblioteca non appartiene a qualcuno in particolare, ma è della comunità e vive grazie alla partecipazione delle persone. Viaggio e sogno richiamano l’idea di una biblioteca non statica, ma in continua evoluzione, capace di immaginare e costruire il futuro. E poi Alba perché rimanda immediatamente all’idea del bambino, della vita giovane, le ultime, invece,  sono Futuro e Visione.

La biblioteca ha una storia molto lunga. Quanto conta il passato nella vostra visione proprio rispetto a queste due ultime parole, Futuro e Visione?

S: Conta moltissimo. Questa biblioteca nasce nel Settecento come biblioteca del seminario e porta con sé una tradizione secolare. Quello che oggi si percepisce come ricchezza non è il risultato di un solo progetto recente, ma di una storia lunga, stratificata, che ci è stata consegnata e che noi abbiamo il dovere di custodire e rilanciare. Per questo parliamo spesso di futuro e di visione: la biblioteca non finisce con noi.

La biblioteca è stata recentemente rinnovata. Ci può spiegare come è nato questo progetto?

S: Sì, la biblioteca è stata completamente rinnovata circa un anno fa grazie a un progetto finanziato con fondi europei FESR e fondi regionali messi a disposizione dalla Regione Puglia per gli istituti ecclesiastici. Abbiamo partecipato con una proposta progettuale e, una volta ottenuto il finanziamento, abbiamo potuto ripensare radicalmente spazi, funzioni e visione della biblioteca. Oggi la Biblioteca Diocesana “San Tommaso d’Aquino”, pur essendo una biblioteca ecclesiastica e tecnicamente una privata, funziona a tutti gli effetti come una biblioteca di pubblica lettura. È aperta a tutti, senza distinzioni, e garantisce orari regolari dal lunedì al venerdì, sia la mattina che il pomeriggio. Questa continuità nell’apertura è fondamentale per assicurare una reale accessibilità al pubblico.

Ci puoi parlare del patrimonio librario?

S: Il patrimonio conta oggi circa 50.000 volumi. Il nucleo originario è costituito da testi antichi, in gran parte di carattere teologico, storico e filosofico, risalenti tra il Cinquecento e l’Ottocento. Abbiamo circa 1.200 libri antichi, molti dei quali di grande pregio. Nel tempo il patrimonio si è arricchito grazie a donazioni private, soprattutto di sacerdoti e di cittadini andriesi, e oggi comprende anche narrativa contemporanea, saggistica, una sezione per bambini e ragazzi con oltre 7.000 volumi e una sezione dedicata ai giovani adulti.

Che ruolo hanno oggi gli spazi nella concezione moderna di biblioteca?

S: Le biblioteche contemporanee non sono più pensate solo come luoghi di conservazione dei libri, ma come spazi da abitare. Un’importante studiosa le ha definite “piazze del sapere”: luoghi di incontro, di scambio, di relazione. Per questo abbiamo progettato sale che favoriscano la permanenza, il dialogo, la partecipazione culturale, oltre allo studio individuale.

La biblioteca svolge anche un’intensa attività culturale?

S: Assolutamente sì. Grazie alla collaborazione con Il Circolo dei lettori, organizziamo presentazioni di libri, incontri con autori, gruppi di lettura, festival culturali. Collaboriamo anche con le scuole; lavorare con le scuole è fondamentale, perché consente di avvicinare i bambini alla lettura e, attraverso di loro, anche le famiglie. È un lavoro lento, ma produce effetti profondi e duraturi.

Siete partner del progetto “Nati per leggere”. Che importanza ha la lettura precoce?

S: “Nati per leggere” è un progetto fondamentale. La lettura ad alta voce fin dalla primissima infanzia ha benefici cognitivi, emotivi e relazionali dimostrati scientificamente. La voce del genitore che legge crea una relazione positiva e aiuta il bambino a riconoscere e gestire le emozioni. Per questo proponiamo letture anche per bambini 0-3 anni.

Quali sono le principali sfide che una biblioteca come la vostra deve affrontare oggi?

S: Le biblioteche hanno costi economici e organizzativi importanti. La nostra è sostenuta dalla diocesi, ma accediamo anche a fondi ministeriali e a bandi pubblici, a condizione di garantire standard di qualità elevati, come il catalogo online e l’inserimento nel Servizio Bibliotecario Nazionale. La sfida principale è diversificare l’offerta culturale e diventare sempre più un punto di riferimento per la città.

E rispetto alle nuove tecnologie e all’intelligenza artificiale?

S: Non dobbiamo avere paura delle innovazioni. L’intelligenza artificiale è una sfida che va affrontata con intelligenza e spirito critico. Può essere uno strumento utile anche per la gestione delle biblioteche, ma va compresa e governata. È successo lo stesso con gli ebook: si temeva che avrebbero sostituito i libri cartacei, invece oggi convivono. Le biblioteche devono restare aperte al cambiamento.

Qual è il messaggio che vorresti lanciare a chi visita la biblioteca?

S: Direi di non smettere mai di essere curiosi. Di non avere paura di ciò che non si conosce, di lasciarsi sorprendere, di mettere il naso dappertutto. I libri insegnano proprio questo: a non avere giudizi definitivi, a restare aperti, a diventare protagonisti della propria vita e del proprio pensiero. La curiosità è la vera chiave della libertà.

Grazie Silvana per averci fatto scoprire questo tempio prezioso e sacro di storie e vita!

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