La fotografia racconta la realtà

Alt tag

Perché infatti la fotografia è un’arte. E la Fondazione World Press Photo, un’associazione a livello internazionale no-profit, si impegna a tutelare il fotogiornalismo, sostenendo e promuovendo il racconto della realtà attraverso l’arte fotografica.
La fotografia è un’arte, un’arte grafica però, che a differenza di un dipinto o un disegno, riporta in maniera perfettamente precisa la realtà. La potenza espressiva di una fotografia può dipendere dal fotografo, certo, ma ogni scatto racconta una storia, ha un significato proprio, preciso e intenso. In particolare il World Press Photo, con sede ad Amsterdam, dal 1955 si occupa di raccogliere gli scatti più suggestivi.
L’edizione di quest’anno, che abbiamo avuto il piacere di vedere, è stata la 68^. Le fotografie premiate sono state selezionate tra 59.320 candidature di 3.778 fotografi provenienti da 141 paesi;
 i vincitori del World Press Photo Contest 2025 sono 42 fotografi provenienti da 30 paesi.
Tra le foto finaliste di quest’anno, quella che ci è rimasta impressa maggiormente è la foto di John Moore, degli Stati Uniti, in cui si possono vedere alcuni migranti cinesi che cercano di riscaldarsi nonostante la pioggia, dopo aver oltrepassato il confine tra Messico e Stati Uniti.
La scena immortalata è estremamente intima e fa intendere alla perfezione le sofferenze che questi individui devono sopportare costantemente. L’unico volto che si riesce a vedere chiaramente evidenzia ciò, tuttavia la luce che illumina queste persone contrasta con il buio che le circonda. Simboleggia una fiamma di speranza nell’oscurità della vita dura che hanno sopportato. Altra foto finalista è quella di Musuk Nolte, la quale cattura un ragazzo che porta del cibo alla madre, attraversando il letto in secca di un fiume in Amazzonia, così arido da sembrare una spiaggia o un deserto.
Questo scatto mette in evidenza il problema della siccità del Rio delle Amazzoni che sta diventando sempre più grave, al punto da danneggiare l’ecosistema e le popolazioni che tutt’oggi hanno bisogno dell’acqua di questi fiumi. La forza di questa foto sta nell’effetto sorpresa, suscitato dallo scoprire dove è stata scattata: non si penserebbe mai ad un’area vicino ad una foresta pluviale, dove si presume la natura sia rigogliosa e ricca di nutrimento e acqua.
Le foto vincitrici, come molte altre, denunciano problematiche in varie parti del mondo, dando una voce a chi non è in grado di farsi ascoltare, costituendo una prova cartacea dell’esistenza di problemi spesso ignorati.
La fotografia è un’arte che è capace di trasmettere emozioni che tendono a contagiare chi osserva: dalla pura gioia, alla rassegnazione ad una situazione tragica, dal senso di comunità per i diversi al sentirsi a proprio agio nel proprio corpo. Questo alimenta empatia anche per problemi che non ci riguardano in prima persona, aumentando automaticamente l’altruismo a livello mondiale.
Tra le foto più significative in concorso quest’anno c’è senz’altro quella di Mahmoud Ajjour, bambino di 9 anni, immortalato in uno scatto da Samar Abu Elouf. Nella foto si può intendere che il bambino ha perso qualcosa di molto importante, e non si tratta degli arti, ma del sorriso, che è una componente molto importante nei bambini, una crescita serena è una crescita sana, quello che i bambini acquisiscono quando sono piccoli rimarrà loro per tutta la vita, pertanto un bambino cresciuto triste è un adulto segnato. Segnato dal dolore, dalla disperazione, dalla paura, sentimenti che nessuno dovrebbe provare,  né bambini e  né adulti.
Gli effetti del conflitto sono racchiusi perfettamente nell’obiettivo della macchina fotografica di Abu Elouf: non lasciano trapelare speranza, le persone afflitte da questo male tremendo hanno perso tutto ciò che racchiude l’essenza umana, cioè il sorriso.
Le emozioni che scaturiscono dalla visione di una tale immagine sono fortissime, si prova un infinito senso di vergogna e pietà per queste persone, ma anche un certo senso di riconoscimento e fortuna per non essere noi al suo posto, o al posto di centinaia di persone che si trovano in situazioni simili alla sua, in preda ad un incubo perpetuo. Magari si  spera che proprio stando zitti, soffermandosi e osservando immagini come queste, testimonianze fedeli dell’orrore scaturito dalla guerra, si possa comprendere lo sbaglio enorme che è la guerra.

Autore