Cosa hanno in comune il rosone di una cattedrale romanica, un raggio di sole che taglia l’oscurità durante il solstizio e un gioiello tessile d’alta moda?
Abbiamo scoperto che questi elementi sono i tasselli di una strategia precisa per il nostro futuro.
A guidarci in questo viaggio è stata la prof.ssa Loredana La Fortuna, ricercatrice del Politecnico di Bari, che, partendo dal suo saggio “Sotto il segno della Puglia. Tra simboli e design”, ha trasformato la nostra percezione del territorio, offrendoci anche degli spunti per il futuro lavorativo.
L’abbiamo incontrata nell’ambito delle iniziative della Formazione Scuola Lavoro presso il Museo Diocesano di Andria.
Punto di partenza della chiacchierata la sfilata di moda che Dolce & Gabbana hanno allestito nel 2023 ad Alberobello, la città trulli. Tra abiti a cesto, cappelli a forma di trullo siamo stati catapultati in una dimensione glocale.
Glocalizzazione è stata proprio la parola chiave della riflessione della ricercatrice: la capacità di radicare un progetto nella propria identità locale per poi parlarne al mondo intero. La Puglia, infatti, non è solo una meta turistica, ma una vera “miniera” di simboli che possono essere tradotti in oggetti di design unici, lanciando questa terra nel villaggio economico globale.
E il rosone è uno di questi simboli potenti. Da imponente “libro di pietra” delle cattedrali, si è trasformato: attraverso processi di miniaturizzazione e l’uso di tecnologie avanzate, oggi è diventato un complemento d’arredo, spesso retroilluminato, capace di portare nelle case la magia dei solstizi.
Accanto al rosone, un ruolo da protagonista è rivestito dalle luminarie. Nate per le feste patronali, come decorazioni effimere di piazza, queste architetture di luce sono entrate negli interni domestici e nelle grandi sfilate di moda (si ricordino le altre sfilate celebri di Dior a Lecce o Gucci a Castel del monte), diventando oggetti iconici che esportano la nostra estetica in tutto il mondo.
La trasformazione glocale non tocca solo la pietra e la luce, ma anche il mondo dei merletti delle nostre nonne. Merletti a tombolo, a macramé, a rinascimento, nascosti nei cassetti, oggi con un look decisamente rinnovato. Quello che un tempo era un lavoro domestico e silenzioso è oggi un manufatto di altissimo pregio. Non si possono non citare realtà d’eccellenza quali la produzione Canfora, i cui pizzi sono protagonisti a Borgo Egnazia, o il brand andriese Cibelle. Queste esperienze dimostrano come il “saper fare” artigianale, se supportato da una visione imprenditoriale moderna, possa competere con i grandi brand del lusso internazionale, creando posti di lavoro di qualità proprio qui, nella nostra terra.
Il nostro deve diventare un “Pensiero Meridiano”, secondo la definizione del sociologo Franco Cassano, richiamato dall”autrice, che ha ricordato come la Puglia non debba rincorrere modelli di sviluppo frenetici e alienanti che non le appartengono.
Cassano scriveva che “andare lenti è conoscere le mille differenze”. Lavorare la pietra, intrecciare un merletto o progettare una luminaria richiede tempo, pazienza e cura. Questa “lentezza” non è un limite, ma una scelta rivoluzionaria: significa puntare sulla durata nel tempo, sulla sostenibilità e sull’anima degli oggetti.
L’incontro al Museo Diocesano ci ha lasciato una lezione preziosa: la Puglia è una “terra iniziatica”, custode di saperi antichi che possono diventare startup, progetti di design e nuove opportunità professionali.
Dobbiamo raccogliere questa sfida. Restare in Puglia per innovare.
La Restanza!


