Menti pensanti per Farmalabor

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“Io non posso insegnare niente a nessuno, io posso solo farli pensare“. Questo l’insegnamento di Socrate, oggi più attuale che mai. In un momento importante per noi studenti, quello in cui ci è richiesto di scegliere la facoltà universitaria anche in funzione degli sbocchi lavorativi più che delle nostre passioni, è stato orientativo ed educativo toccare con mano che ciò che le grandi aziende cercano sono menti pensanti, qualunque sia la loro laurea. E la visita didattica a Farmalabor, un’azienda leader nella distribuzione di materie prime ad uso farmaceutico in Italia e in Europa, è stata fondamentale per noi studenti. 
Farmalabor, nata a Canosa di Puglia dalla famiglia Fontana, a pochi chilometri di distanza da Andria, è una bella realtà  eppure tanto sconosciuta a molti. E noi studenti del Liceo Nuzzi abbiamo avuto la possibilità di conoscerla da vicino.
Accolti dal responsabile della sezione Ricerca e Sviluppo, Antonio Pepe, abbiamo visitato la struttura, osservando dall’interno l’organizzazione e le funzioni dell’azienda: ci sono state illustrate le sezioni in cui è divisa (materie prime, naturlabor, pack, tech e cannabis a uso terapeutico), i premi e riconoscimenti di cui è stata insignita, i rapporti internazionali, fino ad arrivare ai requisiti dei dipendenti.
Ed è proprio quest’ultimo punto quello che più ci  ha affascinato: scoprire che l’azienda investe su dipendenti con nuove idee, capacità di problem solving e che sappiano pensare fuori dagli schemi. 
Per di più il responsabile A. Pepe ha toccato anche temi molto significativi oggi: in primis la tematica della cannabis a uso terapeutico, ancora non legalizzata in Italia, fatta eccezione per la base militare di Firenze che può coltivarla, e per poche aziende (Farmalabor compresa) che possono commercializzarla, ma che potrebbe essere d’aiuto a circa 50 mila italiani sottoposti a terapia del dolore, e che non sempre riescono a usufruirne.
In secondo luogo si è parlato anche del tema della disparità di genere e di tutti i metodi e gli stratagemmi che l’azienda utilizza per eliminare il divario. A dire il vero, però, alcuni degli input lanciati come dare incentivi a chi collabora, socializza, o passa del tempo con colleghi del sesso opposto, sono sembrati forzati a molti di noi studenti e non mirate ad abbattere le differenze di genere quanto più ad evidenziarle. Nonostante questo, abbiamo ammirato l’impegno dell’azienda, di cui circa il 53% dei dipendenti è composto da donne, a battersi su un tema, oggi più che mai, molto sentito.
In conclusione, l’incontro è stato ciò che potrebbe chiamarsi “orientamento scolastico” a tutto tondo. Questo gli studenti si aspettano quando si parla di indirizzamento all’ambiente universitario e lavorativo, ovvero delle attività stimolanti e interattive in cui si possa toccare con mano il mondo del lavoro, che spesso sembra ancora molto lontano da noi.

Simona Sinisi 4^C

 

 

 

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