Per chi non ne è a conoscenza, MSAC e CIPS possono sembrare lettere messe a caso oppure qualche nuovo snack che si trova facilmente nelle macchinette per le strade. Invece dietro questi acronimi si nasconde una realtà enorme, fatta di ragazzi che vogliono mettersi in gioco e cambiare qualcosa nella scuola italiana.
MSAC sta per Movimento Studenti di Azione Cattolica ed è “un’associazione studentesca riconosciuta dal ministero dell’istruzione fra le associazioni di studenti medi maggiormente rappresentative”. Il MSAC punta a creare esperienze, dibattiti ed attività, partendo dall’esperienza diretta degli studenti per affrontare direttamente i loro problemi più concreti, animando così il dibattito scolastico e politico. Grazie a questo movimento possono essere formulate proposte che verranno poi inviate direttamente al Ministero dell’istruzione e discusse.
Sempre il MSAC organizza i CIPS, ovvero Campi Interregionali Per Studenti. Questi si svolgono annualmente e sono una grande occasione anche per chi magari non è iscritto al movimento per prendere parte al dibattito, informarsi sulle condizioni delle scuole a livello più ampio rispetto a quello cittadino e proporre soluzioni che poi potranno diventare concrete.
Personalmente ho partecipato ai CIPS di quest’anno a Montesilvano, che vedevano la presenza di studenti provenienti da Puglia, Molise, Basilicata ed Abruzzo. Il clima che si viene a creare è quello di una convivialità sincera, dove, anche non conoscendo nessuno, ci si sente accolte e si può parlare con chiunque senza sentirsi giudicati o ignorati. L’evento, dedicato quest’anno al tema dell’inclusione è durato 3 giorni, giorni intensi colmi di attività e momenti di riflessione. Siamo partiti da noi stessi e dalla nostra visione di scuola, su quanto questa ci faccia sentire accolti e delle eventuali problematiche che può comportare a livello soprattutto psicologico. A tutto ciò sono seguite varie attività ed un momento di confronto con alcuni docenti che si sono proposti per rispondere, attraverso il loro punto di vista, ai vari dubbi che erano sorti tra i vari ragazzi. Questo è stato molto interessante perché ci ha dimostrato come spesso anche gli stessi docenti si rendono conto dei problemi del sistema scolastico italiano e di come varie metodologie, che vengono ancora utilizzate, sono totalmente anacronistiche e non fanno altro che allontanare un ragazzo dallo studio; anzi, nei casi più gravi, fanno peggiorare un fenomeno ancora molto presente in Italia che è quello della dispersione scolastica. Inoltre sono stati vari i consigli dati da questi docenti direttamente a noi studenti per riuscire a superare quei momenti che sembrano invalicabili in questo periodo della nostra vita, andando molto a lavorare sulla nostra autostima e sui nostri interessi.
Non sono mancati momenti di puro divertimento in cui si sono venuti a creare legami fra ragazzi che altrimenti non si sarebbero mai potuti incontrare. Questi hanno fatto nascere amicizie che possono andare oltre i confini delle nostre città e delle nostre regioni. È stata un’esperienza piena di stimoli che non ha puntato a dare risposte e soluzioni, ma anche a farci riflettere su quello che ci circonda: spesso, infatti, ci capita di lamentarci della nostra scuola e dei problemi che essa ci comporta, ma non riflettiamo anche su quello che noi non facciamo e su come potremmo metterci in gioco per provare a migliorare quel ambiente che è una seconda casa per tutti noi.




