Un giovane destinato a una brillante carriera e a una felice vita coniugale e la sua amara vendetta…
Nel 1844 venne pubblicato sul “Journal des debats”, in Francia, un romanzo d’appendice destinato a diventare famosissimo: “Il Conte di Montecristo” scritto da Alexandre Dumas (1802-1870), in collaborazione con Auguste Maquet.
Il romanzo, che inizia nel 1815 a Marsiglia per concludersi poi nella Parigi della metà del XIX secolo, narra la storia di un giovane marinaio marsigliese di nome Edmond Dantes. Onesto e infaticabile lavoratore e promesso sposo della bella e dolce Mercedes, è nominato primo ufficiale su una nave dell’armatore Morrel. Questa nomina suscita l’invidia del compagno Danglars che, insieme al soldato Mondego, pretendente di Mercedes, scrive una lettera di condanna nei confronti di Dantes, approfittando del suo innocente coinvolgimento in una faccenda riguardante la lotta tra bonapartisti e monarchici. Dantes viene così ingiustamente condannato alla reclusione a vita, a causa dell’opportunismo e dell’egoismo del procuratore Villefort. Il protagonista viene incarcerato nel Castello d’If, orribile fortezza dove passa anni terribili che lo portano ad un deperimento fisico e morale tale da costringerlo a tentare il suicidio. La situazione migliora quando Dantes incontra l’abate Faria, anziano religioso prigioniero da anni nella fortezza. L’abate, uomo molto colto e intelligente, diventa precettore di Dantes e gli insegna tutto ciò che sa. I due prigionieri decidono così di scavare una galleria che possa condurli fuori dal carcere, ma il loro progetto fallisce perché l’anziano abate è colto da un malore e muore. Riesce, però, a rivelare al suo allievo la presenza di ingenti ricchezze nascoste anni prima sull’isola di Montecristo. Dopo la morte dell’abate, Edmond, carico di speranza, scappa, utilizzando un ingegnoso espediente. Una volta fuori, Dantes, grazie al suo coraggio e al preziosissimo aiuto del marinaio Jacopo, raggiunge l’isola di Montecristo, dove si appropria delle ricchezze lì presenti. Edmond Dantes, ora conte di Montecristo, uomo colto, raffinato e ricchissimo, può così dare inizio all’attuazione del suo progetto più desiderato: vendicarsi dei suoi tre malfattori. Una vendetta che fa leva sulla grandissima intelligenza del suo ideatore, curatissima fin nel più piccolo dettaglio e volta a far soffrire i tre uomini senza arrecare alcun danno ad altri e senza che si possa minimamente risalire al Conte per quanto riguarda le responsabilità e le colpe.
Il romanzo è ancora oggi famosissimo e viene apprezzato da lettori di ogni età. Proprio per questo è stato più volte rappresentato in film, sceneggiati e miniserie, l’ultima proprio quest’anno. La miniserie televisiva pensata da Bill August, Greg Latter e Sandro Petraglia mette in scena ciò che è raccontato nel romanzo, dando un volto e una forma a quello che è immaginato dal lettore più attento. Solo pochi particolari si discostano dal libro.
Il “Conte di Montecristo” è un romanzo meraviglioso, capace di suscitare molte emozioni nel lettore; riesce a far riflettesu diversi temi come la vendetta, la giustizia, l’amore, l’amicizia, la riconoscenza, il perdono. Su tutti, è la vendetta il sentimento che prevale; sulla vendetta è infatti incentrato il romanzo: mai nessun lettore riuscirà, forse, a capire se approva o biasima la condotta di Dantes. Era proprio necessaria una così fredda e cinica vendetta oppure sarebbe stato più giusto perdonare i tre antagonisti? È difficile comprendere come sia giusto comportarsi di fronte a torti così gravi come quelli perpetrati da Danglars, Mondego e Villefort nei confronti di Dantes. Una cosa è però certa: alla fine del romanzo Montecristo non è felice, anzi è tormentato dal rimorso poiché la sua vendetta ha purtroppo colpito anche persone estranee al grave torto subito, tra cui un bambino innocente. Molto probabilmente Dantes non sarebbe stato soddisfatto neanche sapendo che i tre uomini spregevoli, diventati nel tempo ricchi e riveriti, non avevano subito alcuna vendetta. Ma allora, ha fatto bene o ha fatto male? Nessuno lo saprà mai. Tocca ad ogni lettore, in base alla proprio etica, considerare il comportamento di Dantes e capire come giudicarlo.
Al di là di tutte queste giuste riflessioni, ci si augura che un romanzo così coinvolgente possa non essere solo un intrattenimento ma diventi anche uno spunto di riflessione per comprendere come porsi dinanzi a determinate situazioni. Di un libro così entusiasmante dobbiamo cogliere tutto ciò che ci può essere utile, perché, in fondo, i personaggi di un romanzo entrano a far parte della nostra vita e noi dobbiamo essere in grado di arricchirci attraverso la lettura della loro storia.




